Special project # 11, The Legacy of Allan Kaprow by Pasquale Polidori

L’economia globale di Paolo Cirio in «Territori instabili»

by Elena Giulia Rossi |     7 novembre 2013

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Paolo Cirio, artista italiano, attivo globalmente con le sue azioni hacker, è oggi autore di Loophole for All / Scappatoia Per Tutti (2013), un modello di redistribuzione democratica dei benefici delle realtà offshore, in questo caso quella delle isole Cayman. Questo progetto è parte della mostra «Territori Instabili», curata da Franziska Nori e Walter Guadagnini e in corso alla Fondazione Strozzina di Firenze, dove una serie di opere di artisti internazionali racconta i cambiamenti moderni della percezione del territorio e la sua natura sempre più instabile.

«Lo straordinario sviluppo della mobilità di persone e beni – introduce il saggio in catalogo Franziska Nori –  la digitalizzazione dei mezzi di comunicazione e della conoscenza, i processi economici sempre più globali hanno radicalmente trasformato la percezione di territori, frontiere e confini». «Il termine ‘territorio’ – continua Nori – ci riconduce a un’entità contemporaneamente fisica e simbolica, è espressione di un luogo di appartenenza, ed è anche strumento di definizione dell’identità perché delimita uno spazio all’interno del quale un individuo o una comunità può riconoscersi, permettendo di tracciare una linea tra l’io e l’altro, tra un noi e un voi, tra il proprio corpo e il mondo esterno. In un mondo globalizzato, dove la sfera digitale è diventata un’agorà pubblica sempre più significativa, contribuendo all’abbattimento di confini e frontiere, ci domandiamo se la relazione tra territorio e identità sia ancora valida».

La mostra ‘Territori instabili’ pone domande su questi temi proponendo opere di artisti che hanno differenti attitudini e modi di vivere ed esprimono differenti pensieri sul rapporto instabile tra identità, territorio e confine, in un’epoca di grandi aspettative (e illusioni) su una borderless society, una “società senza confini”, un territorio globale condiviso. Il percorso artistico presenta riflessioni diverse sulla nozione di frontiera come scoperta o barriera, sull’ibridazione tra cosmopolitismo e rivendicazione territoriale, sul ruolo stesso dell’artista nella condizione di viaggiatore, nomade o sperimentatore di nuovi possibili modelli»[1].

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Sperimentatore di possibili modelli è proprio ciò che Paolo Cirio incarna da sempre con la sua ricerca artistica. Attivo in una dimensione elastica che rimbalza tra arte, politica, comunicazione, economia, così come tra mondo fisico e digitale, Cirio compie delle azioni artistiche con l’intenzione di smascherare i meccanismi viziosi della politica e dell’economia globale e di creare nuovi modelli «democratici». Nel 2005, assieme ad Alessandro Ludovico e Ubemorgen.com realizza Google will Eat Itself, un progetto per diventare proprietari di Google con i suoi stessi soldi e mezzi, dirottando il colosso a compiere un gesto di «auto-cannibalismo». Attraverso la vendita di testi pubblicitari su un network di siti nascosti acquistano dividendi Google e girano  a GTTP – Google to People Public Company per re-distribuirli al network.

Lo abbiamo poi visto impegnato, sempre con Alessandro Ludovico, in Face to Facebook una «Global Mass Media Hack Performance», come definita dagli autori. Un milione di profili «rubati» a Facebook, filtrati attraverso un software di riconoscimento facciale sono  «liberati» sul sito Lovely-Faces.com sulla base di affinità espressive. Le numerose minacce di denuncia da Facebook sono state quasi una conquista, a dimostrazione di ciò che regola una piattaforma su cui noi crediamo di muoverci come su libera piazza.

Loophole for All  è un’altra delle sue irriverenti azioni, questa volta finalizzata, come accennato sopra, a rendere tutti  partecipi dei benefici dell’evasione fiscale alle isole Cayman, con la possibilità di appropriarsi dell’identità di una delle sue 200 mila aziende per compiere transazioni non propriamente legali, ma neanche perseguibili. Dopo aver creato una società a responsabilità limitata a Londra intestata a sé stesso, Paolo Cirio crea un sito dove è possibile accedere alla lista delle aziende registrate fiscalmente presso le isole. A questo punto vende, per 99 cents, un certificato che autorizza il visitatore a fatturare con il nome dell’azienda selezionata dalla lista. Un commento incrociato all’economia globale per una «democratizzazione dei privilegi del mercato offshore» e all’autoralità dell’artista e al mercato dell’arte, se è vero che ogni documento venduto è stampato e certificato come opera, datata e firmata. Nella mostra «Territori Instabili», Loophole for All si colloca dentro e fuori del territorio che prende forma nelle convenzioni economiche e politiche. Un lavoro – e una mostra – quella di «Territori Instabili» – che ci aprono gli occhi su quanto di più attuale ci circonda, materializzato in forme e formule a noi invisibili, fino a quando qualcosa, in questo caso l’arte, non svela i suoi retroscena e apre un varco alla consapevolezza, potente arma per riconquistare il mondo.

Territori Instabili, Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, 11.10. 2013-19.01 .2014

Artisti: Kader Attia, Zanny Begg & Oliver Ressler, Adam Broomberg & Oliver Chanarin, Paolo Cirio, Tadashi Kawamata, Sigalit Landau, Richard Mosse, Paulo Nazareth, Jo Ractliffe, The Cool Couple.

Immagini ||| Paolo Cirio, Loophole 4 all, 2013, Mixed media installation, Exhibition view «Territori instabili», CCC Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze, Photo: Martino Margheri.


[1] Franziska Nori, Territori instabili. Confini e identità nell’arte contemporanea, catalogo della mostra, ed. Mandragora, Firenze 2013

 

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