Special project # 11, The Legacy of Allan Kaprow by Pasquale Polidori

Miltos Manetas: Μέμωρι

by Elena Giulia Rossi |     6 novembre 2017


Miltos Manetas  è un artista concettuale che ha esplorato il mondo informatico a 360 gradi. Lo ha, prima di tutto, vissuto e abitato e ne ha formalizzato l’esperienza attraverso ogni varietà di media, tra cui pittura, video performance, net art. Fondatore del movimento artistico NEEN, pioniere dell’arte dopo i videogames (MACHINIMA), fondatore del primo Padiglione Internet alla Biennale di Venezia nel 2009, autore di Ñewpressionism, un nuovo genere di paesaggio (analogico) post informatico, la sua visione ha sempre guardato oltre le cose e anticipato i tempi.

Nonostante questa premessa, quando si entra nello spazio della galleria privata di Valentina Bonomo a Roma, e ci si trova di fronte ad una serie di disegni appesi al muro con un allestimento ‘classico’, si è, un’altra volta, colti alla sprovvista scoprendosi nell’anticamera di una nuova visione, ancora in fieri.

I disegni, realizzati da Manetas nell’aura di condivisione con la sua piccola Alpha, incorniciati dal profumo e dall’aura del mercato che inevitabilmente si respira tra le mura di una galleria storica privata, fanno parte di un processo ancora da definirsi che oscilla tra analogico e digitale.

Questa sua esplorazione di una visione ancora non messa a fuoco prosegue un percorso che, ancora una volta avanti ai tempi, lo aveva visto anticipare la nostalgia di un tempo analogico, una necessità di ritorno al passato palesata come effetto – causa dell’eccesso di informazioni, un analogico di cui la tecnologia è parte integrante. Il suo newpressionism, o il paradosso del Padiglione Internet della Biennale di Venezia nel 2013, abitato dagli Unconnected, sono parte di questa visione. Ispirato all’esperienza che alcuni territori visitati nell’ultimo decennio gli avevano regalato, Manetas cerca ora di trasferire la stessa forza e spiritualità nella Rete.

L’idea è anche quella di rovesciare le regole del mercato dell’arte, aspetto che rende questa operazione effettiva nella complicità della gallerista che si è prestata al gioco. I lavori, infatti, non sono in vendita bensì regalati a visitatori e collezionisti ad una condizione: le opere devono essere installate dall’artista, autorizzato a scegliere liberamente la posizione nello spazio privato, a poterla fotografare e trasferire online, su un sito dedicato. Alternativa a questa scelta, è chiudere i disegni nel perimetro di una apposita cornice.

Sarà questo passaggio fisico, questa entrata nell’intimità delle case, l’esperienza che condurrà Manetas alla seconda fase del progetto, quella che ricostruirà la ‘memoria’ del titolo Μέμωρι (in greco: Μέμoρι) di questo passaggio in una geografia di spazi che devono conservare la forza e la sacralità degli spazi prescelti e conquistarne una nuova nel loro ricomporsi online. Come? Questo è ancora da scoprire, quando la fine della mostra decreterà l’inizio del nuovo capitolo.


«Miltos Manetas: Μέμωρι», Valentina Bonomo, Roma, 06.10 – 18.11.2017

immagini (all): «Miltos Manetas: Μέμωρι», Installation views, photo by Andrea Veneri

 

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