Special Project # 10, Elena Bellantoni - Mariana Ferratto, Tutorial Sirtaki, February - May 2017

Special Project # 4. I Cieli di Roma. Mariagrazia Pontorno

Christian Caliandro |     22 maggio 2014
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Arshake è lieto di presentare I Cieli di Roma. Work in Progress, Special Project #4 di Mariagrazia Pontorno, accompagnato dal testo critico di Christian Caliandro. Questa volta il banner diventa finestra sullo studio d’artista, o meglio, si affaccia direttamente e senza filtri sul processo creativo de I Cieli di Romalavoro ispirato al volo in elicottero del Papa all’indomani delle sue dimissioni. Il banner  lascia intravedere e conduce ad uno spazio in cui l’autrice condivide riflessioni, pensieri e immagini del lavoro in progress, per renderli pubblici in un gesto di condivisione  con il suo fruitore e ad un ritmo scandito dalla naturalezza del progredire del pensiero e del lavoro.  (Arshake).

Il volo di Benedetto XVI, subito dopo la sua abdicazione, si è installato immediatamente nell’immaginario collettivo come una sorta di classico. L’elicottero bianco che sorvolava Roma è divenuto così un esso stesso un veicolo sacro, riconfigurato per l’occasione e reso il perno mobile di una tradizione inventata appositamente per un evento inedito, senza precedenti.

Esiste un precedente esatto di quella scena, che la anticipa persino nello stile della ripresa: la scena iniziale de La dolce vita (1960) di Federico Fellini. Lì, l’elicottero trasporta una statua di Gesù; arriva sulla Città Eterna, sorvola le borgate, la gente lo saluta dai tetti delle case e, nella scena con i muratori, dalle strade (precisamente come avverrà, cinquantatré anni dopo, con i fedeli del papa dimissionario). È una visione che sovrappone i due livelli della tradizione millenaria e della modernità: con Marcello Rubini, alter ego dello stesso Fellini, che – nella sua prima apparizione in assoluto nel film – chiede il numero di telefono a una delle ragazze che prendono il sole in bikini sul tetto. I movimenti del 1960 e del 2013 sono opposti e speculari: nel modello felliniano, la statua di Gesù e l’elicottero si dirigevano verso San Pietro e il Vaticano («Ma dove lo state portando?» «Dal Papa!»); nel secondo viaggio, l’elicottero trasporta il Papa stesso dal Vaticano verso lo spazio esterno, della città e della propria funzione.

Mariagrazia Pontorno ha isolato e eroso gli elementi di questo percorso. L’elicottero bianco diventa un oggetto ancora più metafisico rispetto all’originale, un autentico mezzo di trasporto spirituale che disegna tracce aeree sulle zone urbane. Roma non è solo un luogo fisico, ma anche e soprattutto uno spazio psichico e culturale. In questo lavoro, elicottero e città vengono sottoposti a due operazioni di segno divergente, che non si elidono ma si rafforzano a vicenda: da una parte, la forza smaterializzante del segno digitale; dall’altra, il punto di vista del drone che aggancia il nostro sguardo al paesaggio cittadino e ai suoi luoghi identitari. Ciò che guardiamo diventa così un vettore, una presenza in movimento che lascia intravedere la natura feconda del contemporaneo – agganciata al futuro così come al passato.

Emerge un panorama normalmente quasi rimosso dall’esperienza comune e dalla percezione diffusa: quello dell’arte, in cui alcune tra le maggiori istituzioni vivono una fase di estrema debolezza e fragilità. Accanto a questo sistema, un’altra Roma generalmente invisibile, eppure intessuta di rimandi e riferimenti: la Roma periferica ex-borgatara, ex-pasoliniana e ancor prima ex-rosselliniana. Quella Roma senza più narrazione culturale, in attesa di essere nuovamente raccontata, immaginata, e così descritta da Walter Siti: «Qui c’è l’Italia che Pasolini cantava nelle Ceneri di Gramsci, ma devitalizzata e privata di identità. Tra un casinò e l’altro, la Tiburtina notturna coi suoi sventramenti, la sua edilizia demente e corrotta, i vetri in frantumi dei negozi alla deriva e delle fabbriche dismesse» (Roma Las Vegas, «la Repubblica», 31 marzo 2013).


Mariagrazia Pontorno (Catania, 1978) insegna applicazioni digitali per le arti visive presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Negli ultimi anni la sua ricerca si è focalizzata sull’uso dell’animazione 3D, così da ricreare immagini che rimandano alla vita quotidiana e allo scorrere del tempo. Il 3D è un linguaggio che le permette di evocare paradossi visivi: ciò che sembra familiare, sicuro e conosciuto improvvisamente appare distante, estraneo e perturbante. Grazie all’uso di sofisticati software di video-animazione, l’artista ricostruisce in modo realistico scene in cui il confine tra finzione e realtà appare labile e immateriale, doppi artificiali il cui scarto con il corrispettivo analogico dà vita a cortocircuiti dello sguardo. Il suo lavoro è stato presentato in istituzioni. Il suo lavoro è stato esposto in spazi privati e istituzionali, in Italia e all’estero. Tra questi: Biedermann Museum (Donaueschingen, Germania); ISP- Independent Study Program (New York); HSF (New York); Galleria Muratcentoventidue (Bari); Museo di Castel S.Elmo (Napoli); MLAC – Museo Laboratorio di Roma presso l’Università «La Sapienza» (Roma); Museo MACRO (Roma); Lithium Project (Napoli);  Monitor Gallery (Roma); Museo RISO (Palermo); Stadtgalerie (Kiel, Germania); Thessaloniki Art Center (Thessaloniki, Grecia).
Christian Caliandro (1979) è storico dell’arte contemporanea, studioso di Cultural Studies ed esperto di politiche culturali. È membro del comitato scientifico di Symbola Fondazione per le Qualità italiane. È direttore scientifico del progetto culturale Un Paese. Raccontare il presente italiano . Nel 2006 ha vinto la prima edizione del Premio MAXXI – Darc per la critica d’arte contemporanea italiana. Ha pubblicato La trasformazione delle immagini. L’inizio del postmoderno tra arte, cinema e teoria, 1977-’83 (Mondadori Electa 2008), Italia Reloaded. Ripartire con la cultura (Il Mulino / 2011, con Pier Luigi Sacco) e Italia Revolution. Rinascere con la cultura (Bompiani / 2013). Dal 2004 al 2011 ha curato su Exibart le rubriche inteoria e essai; dal 2011, cura su Artribune le rubriche Inpratica e Cinema. Collabora inoltre regolarmente con minima&moralia, alfabeta2, doppiozero. Ha curato mostre personali (tra cui quelle degli artisti Bevilacqua, Pesce Khete, Ward Shelley, Nina Surel, Antonio De Pascale) e collettive, tra cui The Idea of Realism // L’idea del realismo (2013, con Carl D’Alvia), e Concrete Ghost // Fantasma concreto, entrambe parte del progetto Cinque Mostre presso l’American Academy in Rome.

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