Per l’edizione di Art City 2026 gli spazi della Fondazione Carlo Gajani vengono contaminati attraverso il lavoro dell’artista visuale Claudia Amatruda. La mostra è nata da un’intuizione della curatrice Sara Papini, in collaborazione con le curatrici del collettivo Fuorisedia, per ragionare su come costruire e valorizzare un percorso espositivo all’interno della casa-studio di Carlo Gajani.
Il corpo – tecnologico, acquatico, cyborg – di Claudia Amatruda entra negli spazi della Fondazione, luogo che conserva la presenza dell’artista che l’ha abitato e che oggi accoglie una nuova forma del corpo come linguaggio. Fulcro della ricerca di Amatruda è l’ibridazione con gli strumenti d’aiuto resi necessari nella sua vita da una malattia degenerativa: non elementi sottrattivi, ma estensioni sintetiche che, assorbendo logiche rigenerative del mondo marino, propongono un’idea di corporeità futura e ibrida.
L’allestimento, totalmente in penombra, è un omaggio alla camera oscura, rendendo la casa-studio un ambiente quasi teatrale: le sale restano scure mentre fasci di luce isolano fotografie, sculture, installazioni e video performance, per un’osservazione lenta e fisica. Intuizione creata grazie alla curatela di Fuori sedia e Sara Papini. Le opere trasformano lo spazio domestico in un ecosistema in cui il corpo umano e non umano è paesaggio, archivio e dispositivo di adattamento.
La co-curatrice Sara Papini racconta della mostra in dialogo con l’artista:
Sara Papini: Com’è stato relazionarsi con l’ambiente della Fondazione?
Claudia Amatruda: Relazionarsi con la Fondazione è stato difficile e stimolante allo stesso tempo. Entrare in uno spazio già abitato dalle opere di un artista significa dover capire in fretta come far coesistere il proprio lavoro senza mancare di rispetto al luogo che ti accoglie. È un equilibrio delicato e una grande responsabilità. Spero di essere riuscita nell’intento.
Puoi svelarci alcune delle opere in mostra?
Certo. Mi concentrerò su due opere in particolare: Autoritratto Cyborg n.1 e Pinna Nuova.
Il fulcro del percorso espositivo è l’installazione cinetica Autoritratto Cyborg n.1, finanziata dalla Fondazione C.M. Lerici ed esposta per la prima volta in Italia. Si tratta di una vasca colma d’acqua, sostenuta da una struttura metallica e attivata da un motore che genera un’oscillazione continua, senza mai provocare la fuoriuscita dell’acqua. Considero quest’opera un autoritratto perché, pur essendo un corpo meccanico, lascia emergere la tensione tra controllo e instabilità: un corpo in costante ricerca di equilibrio, in cui l’acqua diventa metafora di adattamento e di dipendenza dai dispositivi che ne regolano il movimento.
Proseguendo nel percorso di mostra si entra in una stanza più intima, immersa nel buio, da cui emerge Pinna Nuova, una scultura in resina trasparente realizzata a partire dal calco della mia schiena. Da essa spunta la pinna dorsale di un mammifero marino, un’estensione evolutiva dell’animale che garantisce galleggiabilità e sopravvivenza in acqua. La scultura prende così forma come una creatura mitologica: invisibile fino a quando la luce ne attraversa la trasparenza, rendendola visibile nello spazio.
Sara Papini
Claudia Amatruda, a cura di Sara Papini e Fuorisedia, Fondazione Carlo Gajani, Via dè Castagnoli, 14, Bologna, La mostra rimarrà aperta per tutto il periodo di Arte fiera ai seguenti orari: Opening: Martedì 3 febbraio 17:00 per la stampa / 18:00 per il pubblico /White Night / Sabato 7 febbraio (16:00 – 24:00). Orari aperture: 5-6 e 8 febbraio: 16:00 – 20:00 (Nota sull’accessibilità: a causa di ragioni strutturali legate all’edificio storico, per raggiungere lo spazio espositivo è necessario percorrere due rampe di scale (contatti per informazioni: info@fondazionecarlogajani.it, saratraumer23@gmail.com)






























