Eh, lampu! è la mostra personale di Daniele Puppi all’Accademia di San Luca a Roma. Difficile in realtà parlare di mostra: si tratta, piuttosto, di uno dei suoi interventi che nel suo ‘fare artistico’ orchestra un vero e proprio rovesciamento dello spazio e della percezione attraverso l’orchestrazione di immagine-suono-spazio e nell’incontro con lo spettatore.
Nel caso dell’Accademia di San Luca questo rovesciamento accade su più fronti, non in ultimo quello legato alla sua immagine sacrale nel ‘sistema arte’. In questi giorni, da luogo che ospita, il primo piano dell’Accademia, spazio che accoglie i visitatori, è trasformato in materia malleabile nelle mani dell’artista.
Ancora una volta Puppi costruisce ‘situazioni’ che fanno scivolare ogni canone prestabilito fuori dalle mura di chi le accoglie. Contrastare lo spazio, sfidare il limite, richiedono un gesto radicale, anche far ‘scivolare’ qualcosa fuori in questi casi richiede la forza di un ‘esplosione’, di un gesto radicale. La reazione è di inevitabile stupore. Ehi lampu!, del titolo, è infatti una frase sarda che esprime meraviglia o stupore di fronte a un improvviso e inaspettato fulgore o lampo. E folgorato per forza di cose rimane lo spettatore che, nel cammino verso l’Accademia di San Luca, si aspetta tutt’altro; e chi invece è preparato a sorprendersi non è mai preparato sul come.
A stravolgere lo spazio sono quattro installazioni di cui tre inedite, che definiscono gli ambienti del piano terra. Accoglie all’ingresso The Chain, dove momenti aggressivi estrapolati dalle animazioni di Tom & Jerry e montati a catena a ritmo serrato, lavorano – con la ripetizione – sul concetto di limite. E se questo è dei tre il lavoro già realizzato, certamente nuovo è l’effetto che produce nella sua collocazione nello spazio; posizionato in obliquo sotto l’arcata di entrata, lo schermo e l’animazione ‘spezzano’ bruscamente la vista dell’affaccio sul portico interno di Francesco Borromini e la sacralità del luogo.
Nella prima sala una donna nuda è sdraiata di spalle, poggiando in equilibrio su due macigni (Coyote Venus, 2023). È immobile, immobile sembrerebbe anche l’immagine, se non fosse per la brezza che smuove leggermente i capelli. Ci accodiamo ad uno sguardo che immaginiamo rivolto all’orizzonte in attesa di qualcosa.
Proseguendo nella sala centrale, con Downtown Tunes (2025) ci affacciamo sul paesaggio urbano di un quartiere di Los Angeles (ripreso dallo studio dell’artista) attraverso un filmato a camera fissa dove la vita scorre, in una narrazione ciclica, ad un ritmo che alterna giorno notte.
Nell’ultima sala, Il lancio del sasso, girato originariamente in pellicola nel 1985 nei pressi della confluenza dei fiumi Cellina e Meduna, ci proietta oltre la parete attraverso la ripetizione di un gesto minimo ma carico di tensione, una forza che sembra proiettarsi oltre l’immagine stessa, oltre il muro.
In ogni sala e nell’insieme del tutto, spazio, immagine, suono, spettatore entrano in un campo di forze che fuoriescono da qualsiasi ‘cassetto’ percettivo e costruiscono una situazione, una condizione dove la ripetizione prende corpo e sfida il limite, un approccio che definisce molti dei lavori di Puppi, in particolare nella sua serie di “Fatiche”, seppure ogni volta in una forma sempre diversa.
Arrivare a questo punto di un così drastico ribaltamento dello spazio, avviene paradossalmente attraverso un lavoro di ‘sintonizzazione’ con l’ambiente.
“ [Lo spazio] l’ho sempre inteso come una forza passiva”. Racconta Puppi a Bruno Di Marino per un’intervista pubblicata sul “Manifesto”. “Grande, stretto, lungo, corto, largo, alto, curvo, piccolo, vuoto, pieno, umido, ammuffito, pulito, sporco. Non esistono spazi belli o spazi brutti. Non li scelgo mai, mi vengono dati. Il mio intento, dopo averlo preso in considerazione e conosciuto, vissuto, annusato, sentito e toccato nelle parti intime, è di farlo esplodere” (Bruno Di Marino, Daniele Puppi. Rianimazioni. Personale Eh Lampu a Roma, Accademia di San Luca, “Il Manifesto”, 08.11.2025).
Il suo rapporto con lo spazio è quindi di ‘conciliazione’ piuttosto che di adattamento; solo così si arriva a renderlo malleabile. In un particolare momento quando la ripetizione ossessiva del corto-circuito nell’immagine e tra immagine-spazio e suono incontra lo spettatore si può arrivare a farlo ‘esplodere’. Non una mostra ma un lampo che scuote. E come quando si viene abbagliati da una luce forte, c’è un’immagine che rimane impressa e persiste, assieme allo ‘stupore’ per un rovesciamento di uno spazio ‘sacro’, in un gesto tanto studiato e ponderato quanto, nel risultato, immediato: Eh, lampu!
Daniele Puppi, Eh, lampu!, a cura di Marco Tirelli, Accademia di San Luca, fino al 06.12.2025
Accompagna la mostra un catalogo bilingue (italiano/inglese) con introduzione di Claudio Strinati, un saggio di Marco Tirelli, e testi critici di Peter Benson Miller, Bruno Di Marino, Huang Du, Maria Silvia Farci, Astrid Narguet (Skira 2025)
immagini: (cover 1) Daniele Puppi, «Coyote Venus», 2023 Installazione video sonora. FRAME. Foto di Andrea Veneri (2) Daniele Puppi, «Downtown Tunes», 2025 Installazione video sonora. FRAME. Foto di Andrea Veneri (3) Daniele Puppi, «The Chain», 2019 Installazione video sonora FRAME. Foto di Andrea Veneri (4) Daniele Puppi, «Il Lancio del Sasso», 1995/2025 Installazione video sonora. FRAME. Foto di Andrea Veneri.
































