Entrando al primo livello dell’Osservatorio Fondazione Prada a Milano ci si trova nel dubbio se proseguire oppure no. Lo spazio espositivo, normalmente invaso dalla luce delle vetrate, è quasi completamente buio, con bande luminose sul pavimento che formano disegni geometrici angolari, indicanti tortuose direzioni possibili da seguire per non perdersi, come se ci fosse un improvviso black out.
È l’ingresso a The Island, il progetto site specific di Hito Steyerl.
Tutto il percorso dell’installazione si svolge in un’oscurità simile a un fondo marino nel quale ci si immerge. Voltandosi indietro, prima di entrare nel buio, si nota proprio all’ingresso, leggermente illuminata da una lampadina, una mensola composta da due tronchi di legno — come quelli che si trovano sulla spiaggia — che sostengono un libro con accanto una poesia.
Quest’ultima, insieme con il libro Le metamorfosi della fantascienza (1979), sono opera dello scrittore croato novantenne Darko Suvin. Costituiscono la traccia, o meglio il filo che, insieme con i due tronchi restituiti dal mare, attraversa le interconnessioni tra elementi spazio-temporali eterogeni che Hito Steyerl ha disposto nello spazio: la letteratura fantascientifica, l’isola di Curzola e la bioluminescenza delle meduse, il neolitico e la seconda guerra mondiale, la bomba atomica e le avventure di Flash Gordon, l’intelligenza artificiale e i fake video su TikTok.
Elencati così, sembrerebbero tutti fatti e oggetti senza alcuna interrelazione. Eppure il racconto dell’artista li connette come atomi in composti molecolari — o meglio ancora, come sostiene l’artista stessa, come oggetti quantistici, tra loro correlati indipendentemente dalla distanza spazio-temporale che li separa.
Il filo che lega Darko Suvin con l’isola di Curzola, in Croazia, è costituito dalla storia del secolo scorso: lo scrittore, all’epoca dell’occupazione italiana tra il 1941 e il 1943, vi fu incarcerato, e proprio in quel frangente vide il film Flash Gordon alla conquista di Marte.
Qui la storia si concatena con la geografia, con l’ecologia e con la preistoria. Infatti, a poche centinaia di metri dalla stessa isola di Curzola, l’archeologo Mate Parica, servendosi di un’indagine satellitare e di droni, ha scoperto di recente l’esistenza di un’isola artificiale di forma eptagonale, costruita probabilmente 7000 anni fa e in seguito sommersa dall’innalzamento delle acque post era glaciale.
Questa e altre storie legate a discipline diverse catturano l’immaginazione e il pensiero dei visitatori in un gioco che implica spostamenti e soste nell’installazione, tutte perimetrate da praticabili eptagonali luminescenti.
Un’installazione sferica luminosa mostra attraverso ricostruzioni 3D la scoperta dell’isola artificiale. Poco distante, in una calotta sferica, emergono come lucciole, le luminescenze delle meduse, grazie alle quali il fisico giapponese Shimomura — scampato da ragazzino alla bomba di Nagasaki — ha scoperto la Green Fluorescent Protein, marcatore biomedico luminescente. Forse è anche una citazione alle lucciole scomparse di Pasolini?
Il percorso culmina in una postazione video con quattro schermi di formato verticale, come cellulari ingigantiti. Gli schermi offrono altrettante interviste a quattro personaggi le cui storie si intrecciano nello spazio e nel tempo: il fisico quantistico Tommaso Calarco, l’archeologo Mate Parica — cui seguono i canti del coro dell’isola di Curzola — la storica del linguaggio Sachi Shimomura, figlia del chimico già citato, e infine l’autore Darko R. Suvin.
Le interviste costituiscono il filo narrativo attraverso il quale il visitatore può scoprire un senso nel labirinto subacqueo costruito dall’artista. Ma ciò che rende questo lavoro esteticamente valido non risiede nella spiegazione logica, intellettuale, didascalica dei collegamenti tra fatti, luoghi e tempi distanti.
Si tratta piuttosto di una percezione improvvisa di senso, di un accordo tra fattori diversi che si percepisce mano a mano che ci si sofferma nelle “stazioni” dislocate nello spazio, e ciascuna ha una sua intonazione, proprio come avviene con i diversi timbri vocali e le tonalità differenti delle voci di un coro che confluiscono, interrelate, in un’armonia dell’ascolto, giustamente citata dall’artista. E questa percezione avviene non senza sorpresa: il senso di ciò che ci si prospetta di fronte si fa chiaro, direbbe Wittgenstein, all’improvviso. “La nebbia si dissipa”, la visione diventa nitida, il balenare improvviso di una percezione appare sia come esperienza vissuta che come pensiero. I segni si concatenano uno con l’altro, pur con le loro differenze.
La ricerca nel buio del fondo marino del primo piano si ricompone — e si scompone nuovamente — al secondo piano, dove lo sguardo viene letteralmente assalito da un video rutilante. In una specie di mini-cinema si assiste alla proiezione di un video dai colori brillanti, iper-pop: sul grande schermo la realtà attuale dell’isola di Curzola, con i suoi turisti, è teatro della performance di un ipotetico novello Flash Gordon trash – Mark Waschke- che dialoga con loro come un imbonitore pubblicitario.
Al tempo reale si mescolano video di TikTok, fumetti animati di Flash Gordon e Brainrot prodotti dall’AI — con gli stessi inquietanti salti temporali e spaziali che si scrollano sui social. Qui la dissipazione sensoriale, normalmente contenuta nel pochi centimetri dello schermo dei cellulari, si ingigantisce, occupa l’intero campo visivo, esplode nella sua violenza percettiva che annulla spazio e tempo individuali in una socialità fittizia. Viene voglia di tornare nelle profondità marine e cercare ancora, sott’acqua, insieme con i poeti, le lucciole scomparse.
Hito Steyerl. The Island, Osservatorio Fondazione Prada, Milano, 04.12.2025 – 30.10.2026
immagini: (cover 1-4-6) Hito Steyerl. fermo immagine da: The Island, 2025. Single channel HD video, Cinema; Quantum noise holograms; Archaeological projection spheres; Documentary videos. Duration 26 minutes (Single channel HD video); installation dimensions variable. Image CC 4.0. Courtesy of the artist, Fondazione Prada, Andrew Kreps Gallery, New York, and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul (2-3-5) Exhibition view of “The Island” by Hito Steyerl. Osservatorio Fondazione Prada, Milan. Photo: Andrea Rossetti. Courtesy: Fondazione Prada































