In occasione dell’apertura dell’anno accademico 2025/2026, l’ISIA di Pescara ha accolto nei suoi spazi l’opera robotica LEGAMI dell’artista e scienziato Luigi Pagliarini, figura pionieristica nell’ambito della Robotica Artistica, dell’Intelligenza Artificiale e delle reti neurali applicate alla creatività.
L’installazione, visibile dall’esterno e collocata in uno spazio pubblico di passaggio, sarà fruibile quotidianamente da cittadini e studenti, trasformando l’ingresso dell’ISIA in un punto d’incontro simbolico tra arte, scienza e sostenibilità.
Originariamente creata per Futuro Remoto 2009 – Città della Scienza, Napoli, LEGAMI è un’installazione di Robotica d’Arte che rappresenta un robot-ciclista che pedala per generare energia e illuminare una pianta, un gesto simbolico di equilibrio tra uomo, natura e tecnologia. L’opera, realizzata in gran parte con materiali elettronici di recupero, diventa così un manifesto ironico e al tempo stesso poetico sulla sostenibilità e sul valore del riuso tecnologico come atto estetico e civile. Una metafora del legame fragile ma vitale tra uomo, tecnologia e natura. Riqualificare le periferie attraverso lo scarto tecnologico
L’iniziativa rientra nel progetto “Refurbish Ninja – Riciclare la tecnologia per un futuro sostenibile”, promosso da Metro Olografix in collaborazione con Melting Pro, nell’ambito del Bando per la Riqualificazione urbana e la sicurezza nelle periferie (DPCM 25 maggio 2016) del Comune di Pescara e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il progetto ha unito social innovation, circular economy e formazione giovanile, con l’obiettivo di ridare vita ai materiali elettronici dismessi e riconvertire il rifiuto tecnologico in valore culturale e sociale. Refurbish Ninja ha coinvolto cittadini, ragazzi under35 e istituzioni ad investire in maniera intelligente nell’innovazione dei processi e nella formazione per affrontare le sfide presenti della società.
In questo contesto, l’opera LEGAMI rappresenta il culmine simbolico di un percorso di rigenerazione urbana e umana, capace di trasformare lo scarto in luce, energia e significato condiviso.
Il titolo LEGAMI richiama non solo il messaggio ecologico dell’opera, ma anche i profondi legami umani e professionali che univano Pagliarini all’ISIA di Pescara, dove ha tenuto masterclass, laboratori e corsi e collaborato con numerosi docenti come punto di riferimento artistico e teorico ed è stato docente di riferimento per generazioni di studenti e progettisti.
Pioniere del dialogo tra arte e scienza, ideatore di festival d’avanguardia come il PEAM Pescara Electronic Artists Meeting, Pagliarini lascia un’eredità intellettuale e visionaria che continua a ispirare la ricerca contemporanea.
Dallo statement di Luigi Pagliarini
“LEGAMI, progettata e realizzata per Futuro Remoto 2009 (..e creò il Robot a sua immagine e somiglianza, Città della Scienza, 19 Novembre 2009, Napoli), è un’installazione di Robotica d’Arte che si presenta come un’ opera semplice ed ironica ma, al contempo, intrisa di significati ed invocante una riflessione adeguata sui rapporti tra essere umano, tecnologia e natura.
A partire dall’utilizzo dell’opera d’arte ‘Fatherboard, the Superavatar’ viene inscenato un robot-ciclista impegnato in un’azione ecologista estrema e paradossale: sostenere la sopravvivenza di una piantina attraverso un’attrezzatura molto sofisticata.
L’installazione si presenta con un automa in bicicletta (in dimensioni reali) che al passaggio dei visitatori si mette in azione pedalando all’indietro. Una scelta che è sicuramente da interpretare ma che già suona come una presa di distanza da toni eccessivamente tecno-trionfalistici, fatto tra l’altro testimoniato dall’utilizzo, in buona parte, di materiale di riciclo.
In sintesi, ovunque all’interno dell’opera è espresso un richiamo a un approccio alla tecnologia e allo sviluppo tecnologico eco-sostenibili. Del resto la presenza stessa della bicicletta è simbolo di una richiesta del cambio nello stile di vita che superi concezioni Futuriste e che si esprima attraverso una mobilità sostenibile.
E, probabilmente, non a caso, sullo scarpone dell’automa campeggia la targa ‘NO OIL’, simbolo di riferimento per movimenti in tal senso attivisti quali Critical Mass.
Tuttavia il centro gravitazionale dell’opera è e resta una piantina (di Zamia), posta sia al centro della sala espositiva – e di conseguenza dell’attenzione – sia al centro dello sforzo tecnologico realizzato. C’è un volersi pronunciare a favore dell’ecosistemicità. Difatti, troppe volte e soprattutto in ambito tecnologico avanzato osserviamo un atteggiamento contraddittorio in cui, magari, esiste un richiamo all’ecologia ma poi trionfa il più è tecnologicamente avanzato e più è interessante. Ciò, purtroppo, è vero sia in ambito artistico che in campo scientifico. Viceversa, quest’opera sembra reclamare che andrebbe preso seriamente in considerazione l’indice di eco-sostenibilità della ricerca in qualsiasi dominio.





























