L’installazione “Trame di comunità” dell’artista internazionale Lucy Orta è visitabile, presso Palazzo Mugloni, sede di CasemArcheologiaca, a Sansepolcro, con la curatela di Simonetta Carbonaro, fino al 15 luglio. Il progetto di CasermArcheologica, si inserisce nel programma di residenze ed esposizioni sostenuto da Fondazione CR Firenze, con la collaborazione con REALISE e Lucy + Jorge ORTA, il supporto istituzionale di Comune di Sansepolcro, Comune di Anghiari, Musei Civici Madonna del Parto e con il sostegno di Busatti, Tecnothermo, Ilvio Gallo, Zotti & Coulon, Fondazione Progetto Valtiberina, Sintagmi.
L’esposizione ha aperto con un’anteprima alla presenza delle istituzioni, venerdì 27 febbraio in cui sono intervenuti l’Assessora alla cultura di Regione Toscana, Cristina Manetti, Barbara Tosti, Responsabile Settore Arte, Attività e Beni Culturali della Fondazione CR Firenze, l’Assessora alla Cultura del Comune di Sansepolcro, Francesca Mercati, insieme ad altri esponenti delle amministrazioni locali, a partire dal Comune di Anghiari che sta ospitando alcuni degli incontri che fanno parte dell’intero sviluppo progettuale. Il giorno successivo tutto il pubblico è stato invitato per un incontro con Lucy e Jorge Orta, moderato dalla curatrice e dal filosofo e storico dell’arte Giuliano Corti. Il confronto si è incentrato sul tema dell’arte partecipativa e sul suo ruolo nei processi di trasformazione culturale e rigenerazione sociale. È stato poi presentato il video realizzato da Ilvio Gallo, che documenta in chiave poetica l’incontro dell’artista con la Valtiberina, integrando i contributi visivi di Luca Zotti e Adrian Coulon, giovani artisti con esperienze internazionali coinvolti durante la residenza, momento esplorativo per Lucy Orta che ha visitato il patrimonio artistico del territorio, attraversato i paesaggi e visitato alcuni dei luoghi francescani della valle.
Se si vuol far riferimento a un’icona che unisce umano e divino in terra vasariana, è auspicabile rivedere le parole prima del Vasari e dipoi del filosofo Massimo Cacciari che testimonia lo schiudersi del divino all’interno dell’opera “Madonna del Parto” di Piero della Francesca. Un estratto del testo in “La Passione secondo Maria” (“Icone – Pensare per immagini”, il Mulino, Bologna 2024, pp.136): “… I numeri che informano di sé questa Donna si compongono in un Ordine perfetto, danno vita a un cosmo, coincidenza-concordia di Infinito e finito. Soltanto un cosmo, infatti, può essere vera immagine, icona, per quanto contratta, dell’Infinito. L’Infinito si esprime nella perfezione dell’armonia, nell’eliminazione di ogni nota indefinita. Questa figura ha vinto l’àlogon, l’àmetron, l’assenza di proporzione, la mancanza di misura, che sono male. Questo male Ella ha posto sotto il suo tallone. Nella sua forma si manifesta il disegno divino del mondo. Al centro di questo cosmo, suo cuore vivente, la Donna, cosmo del cosmo. In esso si accoglie il divino, rigenerandolo continuamente. …”
È utile partire da questi versi per comprendere il significato che l’artista Lucy Orta attribuisce all’elemento “tenda”, impiegato per l’installazione relazionale e partecipativa allestita negli spazi di CasermArcheologica, a Sansepolcro (AR). Per l’artista, la tenda è architettura fragile e fluida che offre il necessario riparo durante le transizioni, come quella afferente alla comunità che abita il luogo di residenza che è stato soggetto a un percorso di rigenerazione urbana che ha riqualificato l’ex Caserma dei Carabinieri, all’interno di Palazzo Muglioni, edificio storico nel centro urbano, ove l’opera è nata: l’area della Valtiberina, a Sansepolcro, oggigiorno uno dei centri italiani più dinamici per la produzione culturale. È, oltre a ciò, archetipo dello spazio sacro e protettivo, ove raccogliersi, come ben testimoniano i versi di Cacciari, in cui si incontrano maternità, terra e cielo, sfera intima e infinito cosmico e l’immagine della soglia che separa e, unitamente, permette la Rivelazione: “…marcarne la soglia e tuttavia lontani dalla sua altezza, gli Angeli … alzano la tenda e finalmente ci lasciano vedere. Apokàlypsis, tempo di Rivelazione. Il luogo si apre, ciò che era oscuro patet, il lucus si illumina e dissolve ogni antico limite nell’Aperto. La novitas irrompe finalmente libera dalla tenebra che la copriva. …”.
Ordunque, possiamo affermare che il territorio di Sansepolcro sia dotato visceralmente di un seme che, seppur a distanza di secoli, in cui certamente cambiano i modi, germina e fiorisce, restituendoci un matrimonio tra umano e divino e una epifania di svelamento che varca la soglia, offrendo “apertura”.
Le parole della curatrice Simonetta Carbonaro rimarcano precipuamente il senso perseguito dall’artista: “Con questa installazione Lucy Orta non si limita a rappresentare una comunità: la chiama all’esistenza”.
Dalle significazioni fin qui registrate, sorge il titolo dell’installazione “Trame di Comunità”, opera che, rivolgendosi all’epicentro più intimo della comunità in trasformazione, denota una stretta connessione con la ricerca e con la poetica dell’artista, rivolta a un impegno sociale costante e a temi come la migrazione, la tutela dell’ambiente, i diritti umani e la costruzione di comunità.
Lucy Orta si è spinta fino all’anima più antica del luogo esplorato, ha matroneggiato – per non dire padroneggiato – i suoi aspetti più umani e sacri abitanti nella sua storia, per poi entrare in dialogo con i suoi abitanti. Il quesito rivolto alla comunità, rappresentata da trentatré persone tra artigiani, artisti, insegnanti, imprenditori, attivisti e cittadini di diversa età, durante la residenza, è connesso al vissuto personale e all’identità del territorio: “Cosa vi collega a questa terra e cosa vi respinge?”
L’idea, estrapolata dalle risposte ricevute, è trasmutata nell’installazione costituita da cinque sculture, un accampamento di cinque tende tessute in lino e canapa, uno spazio “sacro” di incontro che attiva il processo di “community building”, insieme simbolico e reale di resistenza.
Le tende, rivestite con i trentatré volti cuciti, divengono dispositivo su cui la comunità getta le su realtà e utopie su chi e cosa sia. Metamorfizzano in soglie di Ritrovamento, centri identitari di una comunità in trasformazione, in cui agiscono l’integralità, la volontà, l’affettività, la razionalità e la sfera sensibile. La polis diviene un coro, udibile all’interno delle tende, e in cui i percorsi distinti sono testimoni di un unico percorso compiuto fino ad oggi nella terra di appartenenza e scoprimento del suo medesimo futuro, delle sue “utopie possibili” che – come recita il motto di CasermArcheologica – “costituiscono la forza propulsiva che continua a intrecciare i fili delle nostre comunità, orientandole verso la costruzione di futuri desiderabili”. Se i tessuti in lino sono memoria materiale e morale del territorio, nesso tra l’io-corpo, la comunità e il luogo di appartenenza e le perle dorate, che affiorano dai fili sospesi dei volti, rimembrano la fragilità, la possibilità di attraversamento e la riconversione in nuova bellezza, i piccoli novantanove artefatti in terracotta modellata a mano pencolanti e ancorati ai tessuti citano, come amuleti, l’architettura e la natura distintive del luogo e della comunità che resiste. Riconoscere la fragilità non è manifestazione di debolezza, di contro è autentica ammissione della condizione umana che spinge alla percezione dei propri limiti, muovendo verso la ricerca del coraggio, dei legami profondi e dell’altro. È uno dei principi dell’essere e dell’esserci.
Lucy Orta, Trame di Comunità, CasermArcheologica, CasermArcheologica, Sansepolcro, 28.02 – 15.07. 2026
immagini (tutte): Lucy Orta, Trame di Comunità, CasermArcheologica, 2026. Ph. Ilvio Gallo

































