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Home Exhibitions

Spazi di Resistenza al Mattatoio di Roma

Una serie di opere di artiste italiane e bosniache, in mostra al Mattatoio di Roma, ricordano la guerra in Bosnia-Erzegovina con la memoria degli spazi di resistenza. 

Elena Giulia Rossi by Elena Giulia Rossi
01/10/2025
in Exhibitions, Focus
Spazi di Resistenza al Mattatoio di Roma

La mostra in corso al Mattatoio di Roma, Spazi di Resistenza, da un’idea di Ivana Della Portella (Vicepresidente di Azienda Speciale Palaexpo) con la cura di Benedetta Carpi De Resmini, si inserisce nel contesto delle commemorazioni per il trentesimo anniversario della fine della guerra in Bosnia-Erzegovina, dell’assedio di Sarajevo (14 dicembre 1995) e del genocidio di Srebrenica (11 luglio 1995).

Le opere in mostra portano tracce sensibili di memorie che accomunano le esperienze di guerra, e che in questo particolare conflitto negli anni ’90 è accompagnato anche dalle ferite di una situazione che è stata resa possibile all’interno dell’Europa.

“L’esposizione”, afferma la curatrice ”, “non si limita a una rilettura storica di quei conflitti, ma si propone come una riflessione ampia e profondamente attuale sul presente post-bellico. Intrecciando arte e memoria, Spazi di Resistenza si configura come un percorso poetico e politico che attraversa il trauma e la guarigione, tramite le pratiche artistiche di sei artiste provenienti da contesti culturali, geografici e generazionali differenti: Simona Barzaghi, Gea Casolaro, Romina De Novellis, Šejla Kamerić, Smirna Kulenović e Mila Panić”.

E dalle opere, realizzate in una varietà di forme espressive, tra video, fotografia, installazione e performance, traspare chiaramente una ferita non ancora rimarginata. La resistenza è proprio quella che nasce dalla necessità e dalla volontà di rimarginare questo trauma. La forza di questa resistenza è proporzionale all’intensità del trauma che ciascuna artista ha vissuto.

E quando il trauma è ancora vivo, la forza arriva con particolare intensità. Si percorre la mostra accolti da uno spazio caratterizzato da idilliache immagini di erba dell’opera di Gea Casolaro, una vista pacifica dove le parole aprono una finestra su ciò che questo paesaggio nasconde, campi minati lasciati dalla guerra. Questa la geografia emotiva di Sarajevo che vive nel profilo teso di un paesaggio, si definisce nella tensione tra pace e guerra e Gea Casolaro la restituisce con delicata discrezione e in proporzione alla sua esperienza di residenza nel 1998.

Questo paesaggio accoglie in un luogo dove le esperienze di alcune artiste sono ancora ferite aperte che bruciano ancora, la pellicola mediatica si apre su contenuti scottanti ed emotivamente coinvolgenti.  A bruciare letteralmente è il campo agricolo nel video Burning Field di Mila Panić, gesto arcaico di purificazione e di trasformazione, una rinascita che può avvenire solo attraverso un rituale catartico.

Proseguiamo il percorso e tra le opere delle artiste italiane, ci accompagna  il lavoro Simona Barzaghi, che nelle regioni bosniache ha trascorro, e tuttora trascorre, diversi mesi ogni anno. In Waterline e ZastaWem, i confini geografici della Bosnia sono attraversati in linee affettive tessute attraverso racconti e testimonianze di decine di co-autori. Il lavoro è il risultato di lunghi viaggi in Bosnia, a piedi, in barca lungo il fiume Drina o con mezzi di fortuna, per esplorare i territori del limite per arrivare ad un’ opera corale in fieri, forma di resistenza dove “ogni gesto di cucitura è anche un gesto politico che ridefinisce la condizioni dell’appartenenza, apre spazi di soggettivazione al di fuori delle identità imposte, al di la del genere, della nazione, della storia ufficiale”, così bene lo descrivono le parole di  Benedetta Carpi De Resmini.

Lasciamo che l’accenno a questi lavori funzioni da ingresso verbale alla mostra e lasciamo ai visitatori percorrere gli altri lavori che a questi si susseguono nel lungo e suggestivo spazio del Mattatoio, con l’approccio antropologico di Romina De Novellis, quello politico dell’artista bosniaca Šejla Kamerić che riposiziona la forza sovversiva nel potere del corpo e quello di guarigione collettiva di Smirna Kulenović  che riconduce all’impiego di elementi organici come custodi attivi delle ferite della storia.

Arriviamo alla fine del percorso. La tensione che in apertura di mostra emergeva dal pacifico paesaggio di Gea Casolaro, un ingresso apparentemente morbido, ritorna nella terra vera e propria nei lavori di Smirna Kulenović. Non c’è bisogno di commentare la forza che nasce letteralmente dalle bellissime carte di SILENCE OF THE EARTH, quando si scopre che sono state realizzate con piante nate sopra le fosse comuni, mescolate con acqua e pietre locali.

In  Down to Earth della stessa artista, dove ascolto, tatto e olfatto, sono impegnati in prima linea in un gioco emotivo che incanala l’ascolto di canti Bosniaci intonati da donne anziane in una forma installativa che costringe i visitatori ad entrare in contatto con la terra e ad assumere una posizione intima e di raccoglimento che dona all’ascolto un’intensità senza eguali, restituzione ‘viva’ della tensione tra bellezza e trauma, tra fragilità e forza.

Spazi di Resistenza, a cura di Benedetta Carpi De Resmini, Mattatoio, Roma, 11.09 – 12.10.2025
La mostra, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, è stata realizzata da Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con Latitudo Art Project.
Evento speciale – 3 ottobre 2025
Il 3 ottobre 2025, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza e nell’ambito della mostra Spazi di Resistenza, si terrà l’evento speciale “Linee di Memoria e Resistenza”. Il programma prevede la proiezione del documentario di Ado Hasanović, seguita dalla performance Below the Line dell’artista Simona Barzaghi, in un dialogo tra cinema e arti performative dedicato ai temi della memoria e della resistenza. Il catalogo della mostra (Edizioni Kappabit), con testi di Manuela Gandini, delle artiste e della curatrice Benedetta Carpi De Resmini, offre uno sguardo sul progetto, accompagnato da immagini che raccontano storie di resistenza e trasformazione.

immagini: (cover 1) Gea Casolaro, «L’erba di Sarajevo #2», 1998 – 2025. 60 stampe Lambda. 46,66 x 70 cm © Gea Casolaro. Courtesy l’artista (2) Simona Barzaghi, «Waterline», 2024. installazione, cornice vernice rossa, fotografie su dibond, diesgni-collage, video. 250 x 750 cm © Simona Barzaghi Courtesy l’artista (3-4) Installation view Spazi di Resistenza. Mattatoio di Roma, Padiglione 9B. Courtesy Latitudo Art Projects © Monkeys Video Lab (5) Smirna Kulenović, «SILENCE OF THE LAND», 2024. Disegno naturale, a base vegetale, carta con semi. 6 elementi: 2 elementi 160 x 100 cm ciascuno – 2 elementi 140 x 80 cm ciascuno – 2 elementi 80 x 140 cm ciascuno. Foto © Samuël Berthet. Courtesy l’artista (6) Installation view Spazi di Resistenza. Mattatoio di Roma, Padiglione 9B. Dettaglio «Down to Earth», 2025. Smirna Kulenović. Courtesy l’artista e Latitudo Art Projects ©  Monkeys Video Lab

 

Tags: Benedetta Carpi De ResminiIvana Della PortellaMattatoioRomaSpazi di Resistenza
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