Ars Electronica, da festival di nicchia ad evento riconosciuto istituzionalmente, dall’anno uno della sua esistenza, il 1979, ha accolto nella città austriaca di Linz esperti da tutto il mondo. Cinque giorni continuativi di eventi, mostre, conferenze, workshop, ci portano dentro e fuori la sede centrale del festival, nei musei della città, nei posti di ritrovo istituzionali e non. Tutta la città è partecipe in una varietà di forme.
Progetti di ogni tipo che si collocano al crocevia tra arte, scienza e tecnologia, sono ogni anno raccolti sotto il cappello di un tema, assieme segnale sintomatico di ciò che accade nel mondo e proiezione di una visione futura. Basta buttare uno sguardo a ritroso nelle varie edizioni nei cataloghi disponibili gratuitamente sul sito, nella voce dedicata all’archivio.
E se lo scorso anno la motivazione del festival era la ‘speranza’, l’edizione2025 è nata nel nome di PANIC Yes / no per prendere di petto e senza sfumature la situazione di crisi attuale. Lo fa con decisione. La scritta rossa che pulsa di allarme e pericolo, chiede una scelta, si o no. Ed è proprio in questo sottotitolo, nella possibilità di scegliere, che il tema prende corpo. In questo frangente (di scelta) si prospetta la possibilità di superare la crisi, di poter affrontare il panico piuttosto che evitarlo, questo l’augurio di Gerfried Stocker alla cerimonia del Prix Ars Electronica che ogni anno conferisce un riconoscimento ad artisti e collettivi, sempre attento a progetti che abbiano un qualche impatto sociale.
Quest’anno, particolare spazio è stato dato alle voci spezzate e marginalizzate, in nome della libertà dell’arte. “L’arte con il potenziale di cambiare le prospettive”, queste sono intenzioni che ricorrono negli interventi delle figure istituzionali che hanno aperto la cerimonia del Prix Ars Electronica.
Attraversiamo il festival e l’enorme varietà di progetti e produzioni. Notiamo quanto forte sia oggi l’esigenza di mappare, di rendere visibili infrastrutture e collegamenti tra tecnologie, potere e società, costruire consapevolezza necessaria per poter agire, per poter scegliere, essere liberi.Ma anche di sperimentare con nuove materialità, soffici, a volte vive.
Quest’anno, più che mai, interessantissimi i lavori di studenti e giovani ricercatori, tanto quelli presentati negli spazi dell’Università di Linz, quanto quelli presentati dalle rispettive università nella sezione Campus che il festival porta assieme nella sede centrale. Quest’anno sono trentasette le istituzioni selezionate da tutto il mondo, i giovani chiamati ad indagare il ruolo della creatività e dell’educazione in un momento di crisi che significa anche di trasformazione, per certi aspetti di possibilità ancora aperte.
“Più che una vetrina dei lavori degli studenti, la Mostra del Campus è un laboratorio vivente di ricerca artistica, sperimentazione e riflessione culturale.”, leggiamo nello statement. E ancora, “artisti provenienti da tutto il mondo si confrontano con una realtà segnata dalla crisi, ma non priva di possibilità. La domanda non è più se lasciarsi prendere dal panico, ma come reagire: con curiosità, resilienza e immaginazione collettiva”.
La ricerca di materiali organici al servizio delle tecnologie (come il micellium), l’esplorazione di paesaggi micro-biotici, e ancora, la ricostruzione di infrastrutture ed ecosistemi determinanti per la società (organica e non), da quelle costruite da elementi organici come i funghi, a quelle che legano l’uomo alle tecnologie e ai software di AI e che si ramificano tra consumo sociale e iniziative belliche.
Sono questi i principali temi trattati sul palco delle conferenze di Ars Electronica. Se ne discute anche in eventi collaterali come la a prestigiosa ISAST/ Laser talk (legata alla piattaforma Leonardo dell’Università MIT-Massachussetts Intistitute of Technology), quest’anno ospitata e organizzata dal Dipartimento Interface Culture (fondato da Christa Sommerer e Laurent Mignonneau) e moderata da Fabricio Lamoncha. Artisti e scienziati che lavorano con il mycelium e altri materiali organici conducono dritti verso questioni legate al cambiamento delle pratiche di ricerca, i protocolli e i metodi di valutazione. spazi di ricerca dove discipline diverse si incontrano, a volte di scontrano con la finalità di produrre conoscenza costruita attraverso una serie di relazioni. Infrastrutture, relazioni e contaminazioni sono al centro di molte mostre e produzioni singole.
Infrastrutture, relazioni e contaminazioni sono al centro di molte mostre e produzioni singole.
Cosa succede quando la tecnologia non è più uno strumento isolato per compiti specifici, ma è integrata in una complessa rete di interrelazioni?
È proprio questa la domanda che introduce i progetti presentati dal Dipartimento dell’Università di Linz, Interface Culture nella sezione (Campus) dedicata alle università poco fa citata. Tra progettualità e poesia si affrontano i temi più scottanti dell’incontro tra arte e tecnologia, dalla sorveglianza, alla relazione di software con infrastrutture militari, a questioni legate al linguaggio.
Ars Electronica porta questa e altre realtà nel suo network immaginato come ecosistema in continua evoluzione. “Oggi è molte cose allo stesso tempo, si definisce: una piattaforma per artisti che sostiene, diffonde e celebra il loro lavoro. Un forum per attivisti e iniziative che sfumano i confini tra arte, scienza e tecnologia e mirano a migliorare la nostra vita quotidiana. Uno spazio di apprendimento che consente a studenti, persone in cerca di lavoro e chiunque altro di interagire in modo giocoso e critico con le nuove tecnologie. Un laboratorio artistico di ricerca e sviluppo e un atelier che sviluppa prototipi che mirano a dare avvio all’innovazione sociale. Un partner creativo per le aziende che le aiuta non solo a generare profitti, ma anche a creare significato e benefici sociali. Tutto questo è guidato dalla domanda: come vogliamo vivere in futuro e come possiamo rendere questo futuro una realtà?”
Ad Ars Electronica con installazioni e performance, si cercano ‘soluzioni’. Il FutureLab, laboratorio e atelier permanente di Ars Electronica, che è pensato proprio in questa direzione, “costruisce prototipi futuri e opere che fondono Art Thinking, Art Science Research e tecnologia”. E se il festival inserisce il panico come provocazione e stimolo, il Future lab risponde rilanciando soluzioni, convertendo l’incertezza in opportunità, invitando a sperimentare il futuro facendo. Tutto ciò che, assieme ad altre produzioni, è presentato in forma spettacolare nello spazio immersivo 8k situato nell’ Ars Electronica Center, deriva da un lungo processo di ricerca e di confronto interdisciplinare dove l’arte sembra trovare la sua collocazione nell’impatto sociale.
E per chi, in un momento così particolare della storia, ha partecipato alla conferenza sulle traiettorie della media art per chiedersi in quale direzione si sta andando è rimasto piacevolmente sorpreso nell’aver trovato pionieri della media art, tra i più rispettati del panorama globale, rovesciare il palco a favore del pubblico e della loro voce. Ciascuno trovi la risposta, la scelta e la libertà, in ciò che l’arte, il festival e la vita hanno saputo seminare.
immagini: (cover 1)Jin Lee, “ Liminal Ring”, Ars Electronica 2025 (2) Marc Vilanova, Phonos, Ars Electronica 2025 (3) Amir Bastan, Noor Stenfert Kroese, Johannes Braumann, “MycoGravity”, 2025 (4) Takafumi Morita, Tomoka Kurosawa, Yumi Nishihara, Yasuaki Kakehi, “Entangled Liquidities”, Ars Electronica 2025.
































