La Fondazione No Man’s Land presenta “Archeologie Eclettiche” presso il Castello Orsini Colonna di Avezzano, un evento che pone in assonanza le opere dell’artista Felice Levini con le composizioni del musicista Carlo Crivelli. Realizzata con il patrocinio del Comune e con il sostegno di Zeryntia – Associazione per l’Arte Contemporanea OdV, l’esposizione è accompagnata da un testo critico di Massimo Belli. La cerimonia inaugurale e la conclusiva sono arricchite da performance musicali dal vivo ideate per l’occasione dal maestro Carlo Crivelli. L’evento si snoda in tutti gli spazi del Castello Orsini Colonna, recentemente restaurato e riaperto come polo museale, mettendo in dialogo la contemporaneità con la storica autorevolezza del luogo in un intreccio che esalta entrambe le identità.
“Archeologie Eclettiche” è una mostra‑concerto intesa a rileggere le forme del passato attraverso un doppio registro, visivo e musicale, elaborato in stretta sintonia da due maestri profondamente legati al territorio e avvezzi a coniugare le modalità espressive delle rispettive discipline: da un lato le musiche di Crivelli originate da un rapporto quarantennale con l’immagine, in particolare quella cinematografica, per aver composto numerose e apprezzatissime colonne sonore. Dall’altro, la pratica di Levini che si lega sin dagli esordi al concetto di ascolto e alla dimensione sonora, evidente in opere come i megafoni.
Nell’idea fondante di “Archeologie Eclettiche” il contemporaneo è inteso come incubatore di reperti derivanti dall’evoluzione di culture pregresse e la “storia” concepita come flusso continuo, un movimento che dall’antichità giunge al presente lasciando emergere frammenti ricomponibili in connubi di assonanze sonore e visive, dunque fruibili tanto con lo sguardo quanto con l’udito. Su questa premessa si innesta la ricerca di entrambi: Crivelli attraverso l’impiego di strumenti e sonorità provenienti da epoche e luoghi differenti, rivisitati in chiave contemporanea; Levini mediante l’ironico incontro tra immagini e forme di tempi diversi, raccolte in un’enciclopedia visiva in cui tutto può mescolarsi e concorrere alla narrazione storica.
L’esposizione inizia nel cortile esterno dove Levini conficca l’enorme freccia Marte – della serie Dal Giorno alla Notte – con una traiettoria obliqua e discendente, reminiscenza arcaica d’un segnale mitologico, portatore di un messaggio simbolico e sacrale. È la soglia di un rapporto diretto dell’artista con il luogo che si rinnova accogliendo le sue opere e, al tempo stesso, l’incipit del dialogo con il pubblico che all’interno troverà altre occasioni di interazione tra passato e presente.
Sulle pareti del maestoso salone d’ingresso, oggi trasformato in teatro, si stagliano tre imponenti opere di Levini della serie Progettare il Caos: oltre trenta metri di immagini narranti la contemporaneità -dal primo Novecento a oggi-, fittamente punteggiate a pennarello su carta e contornate da citazioni e riflessioni dell’autore, memoria di antichi fregi ionici e corinzi raffiguranti gesta di eroi e divinità. A terra, sotto i pannelli, due megafoni in resina dipinta (della serie Non finirà mai – megafoni, 2008) diffondono suoni e parole intrinseci alla vocazione narrativa di Progettare il Caos, amplificandone la valenza figurativo-sonoro-concettuale.
Il momento più intenso di “Archeologie Eclettiche” si svolge al piano nobile del Castello con l’interscambio costante tra l’aspetto visivo e la dimensione sonora. Qui si svolge il dialogo diretto tra le composizioni musicali di Carlo Crivelli e le opere di Felice Levini e si realizza la proiezione del passato nel presente fondendo memorie e linguaggi visivo-sonori attuali. Preregistrate e diffuse capillarmente, le musiche del Maestro Crivelli, arricchite da innesti di musica elettronica e frammenti di colonne sonore ripensate ad hoc, sono parte integrante del percorso espositivo. Esse risuonano nella vetusta architettura del Castello in sintonia con le opere di Levini – le maschere in ceramica, i teli nautici Ottavo Giorno esposti come arazzi, i grandi dipinti quali Cavallo donato (2004) e Giordano Bruno (2026), i dodici recenti Non finirà mai – orologi, i vasi in ceramica policroma (2019) – generando una sinestesia che stimola e orienta la sensibilità del visitatore.
È in tal senso puntuale e condivisibile l’osservazione di Massimo Belli: “Archeologie Eclettiche” attiva nello spettatore una paramnesia di tipo déjà‑vu grazie alle commistioni visive e sonore di Carlo Crivelli e Felice Levini, assimilabili a “mondi lontani che, osservati e ascoltati con attenzione, emergono come ricordi vivi del nostro immaginario”.
CARLO CRIVELLI e FELICE LEVINI. Archeologie Eclettiche
Castello Orsini Colonna, Avezzano (AQ), 19.09-25.10.2026
immagini: (cover 1-4-5) Carlo Crivelli. Felice Levini, Archeologie eclettiche, Avezzano, 2026, veduta della mostra, foto Gino Di Paolo (2) Felice Levini, «Orecchino di Venere», 2023, ceramica smaltata, diametro 70 cm (3) Felice Levini, «Non finirà mai», 2008, resina dipinta, tappeto in pvc stampato, 150×150 cm, tappeto 320×320 cm (6) Felice Levini, «Cavallo Donato», 2024, olio e tecnica mista su tela, 240×170 cm



































