Proprio come l’alfabeto greco ha sostituito la memoria sistematica con il pensiero innovativo,
l’IA generativa sta ora liberando le nostre menti dall’obbligo di pensare,
per trovare risposte nel capitale cognitivo digitale dell’umanità intera.
Considero questo capitale collettivo come la nostra legittima eredità,
perché è costituito da tutti i contenuti che abbiamo riversato su internet negli ultimi quarant’anni.
Naturalmente, dobbiamo prendercene cura e assicurarne l’utilità per noi e per chi verrà dopo.
La creatività è la nostra arma,
e risiede nelle competenze e nelle straordinarie risorse a cui ognuno di noi ha ora accesso.
Per questo motivo ho scritto questo libro come un esperimento di interazione con il codice digitale.
(D. de Kerckhove)
«Siamo di fronte ad un ibrido tra autobiografia epistemica, manifesto dell’oltre-soggettività e trattato sull’intelligenza distribuita», ma anche «un libro di pedagogia del futuro». Così Andrea Colamedici definisce L’uomo Quantistico di Derrick de Kerkhove uscito per Rai Scuola nel 2025 nella sua postfazione.
A tutti gli effetti il libro è un esperimento e un’esperienza del sociologo canadese che si è, ancora una volta, messo in gioco in un “gesto esemplare di vulnerabilità intellettuale, una messa in discussione continua del proprio sguardo, una ricerca onesta e impegnativa della co-emersione del senso”, ancora per utilizzare le parole di Colamedici.
Per entrare nel merito del sistema culturale quantistico entrante, che il sociologo canadese ha individuato a seguire quello orale, scritto, tipografico e algoritmico, de Kerckhove ha adottato la scrittura come un atto conoscitivo in fieri, una stesura che ha trovato complicità e collaborazione nella combinazione tra il modello linguistico generalizzato Claude (creato da Anthropic) e DerrAIck, configurato da Matteo Ciastellardi, docente al Politecnico di Milano, su concetti e materiali elaborati da de Kerckhove nel corso degli anni di ricerca e insegnamento.
Si parte da una diagnosi delle motivazioni all’origine della crisi epistemica che già l’autore aveva individuato nel ‘doloroso’ passaggio dal sistema operativo alfabetico a quello algoritmico, e una proposta di modalità di riallineamento con le trasformazioni del mondo attuale, una presa di coscienza dell’entrata in un nuovo ‘campo ipnotico’ per riprendere L’Ipnocrazia di Zun, anche nel libro citato come possibile punto nodale nel passaggio che de Kerckhove individua dal sistema culturale algoritmico a quello quantistico.
La questione centrale è come interrogarsi sulla crisi epistemologica, come navigare tra diverse ecologie informative, il sistema di conoscenza delineato da Bruno Latour, come muoversi e agire nel sistema tentacolare di Donna Haraway. A questo si affollano moltissime domande:
Come negoziare tra paradigmi cognitivi e culturali diversi?
Come destreggiarsi tra ritmi misurati della narrativa tradizionale e i rapidi impulsi dei media algoritmici?
In che modo ammettere alcuni paradossi della realtà da questa prospettiva quantistica e capire cosa veramente significhino termini del linguaggio della fisica quantistica come non locale, sovrapposizione, entanglement, intra-azione (piuttosto che interazione), in relazione ai nostri modi di esistere e di agire?
E in tutto questo, che ruolo ha l’uomo e la creatività? La nostra creatività?
Queste sono solo alcune delle molteplici questioni che attraversano il libro a cui siamo invitati a riflettere, offrendoci uno strumento per farlo: calarsi nell’ecologia quantistica come nuovo sistema operativo culturale, «una nuova epistemologia del reale, dove la probabilità prende il posto della certezza e la coerenza sostituisce la logica sequenziale, dove ogni cosa è interconnessa e si genera continuamente attraverso processi di intra-azione», che riprende con le parole della fisica Karen Barad, in accordo con lei nel delineare «il concetto di entanglement quantistico, come base per una nuova epistemologica, in quanto non è solo un fenomeno fisico ma un principio che trasforma il nostro modo di conoscere».
La riflessione che corre lungo il libro, tutt’altro che astratta, è utilizzata per leggere il mondo attuale, per analizzare la crisi della democrazia ripensandone i valori in una nuova prospettiva e tenendo conto del cambiamento.
In un libro che si pone come «un esperimento deliberato di collaborazione cognitiva» si intrecciano una serie di metodi, da quelli antichi delle pratiche medievali a quelli adottati per sistemi di apprendimento automatici delle GAN – Generative Adversarial Network (dove un generatore e un discriminatore entrano in un processo competitivo ricorsivo per produrre un risultato sempre più sofisticato), rivelando una «dimensione metacognitiva che non sarebbe stata accessibile attraverso una riflessione non assistita», come puntualizza de Kerckhove con sguardo retrospettivo nel prologo del libro.
Scrittura come sguardo ed esperienza di vita nel mondo nel libro viene scoperto nel processo del suo farsi integrando il pensiero di altri autori come i già citati Donna Haraway, Bruno Latour e Yuk Hui, ma anche Massimo Di Felice, con cui nel 2022 de Kerkchove ha firmato il Manifesto della cittadinanza digitale partendo dalla NaturArchia, il neologismo proposto dal sociologo nel 2020 per estendere l’uomo ad una cittadinanza ecosistemica dove includere il non-umano. Marshall McLuhan rivive nel quinto capitolo con l’adozione della sua tetrade, le quattro domande per analizzare il ruolo delle tecnologie entranti, come metodo di interrogazione dell’intelligenza computazionale. L’adozione della psicologia gestaltica di figura/sfondo, altro approccio distintivo di McLuhan, nei primi capitoli, aiuta a gettare nuova luce su come il carattere fonologico dei sistemi di scrittura occidentali e la natura iconica delle scritture orientali siano stati determinanti nel costruire le diverse visioni del mondo.
Tuto questo arriva all’uomo quantistico, una condizione regolata dall’indeterminatezza come diversa forma di ordine basata sul riconoscimento di pattern probabilistici, una presa di coscienza di abitare una realtà che vive in un’incessante trasformazione e in un’immagine che esiste come processo piuttosto che come prodotto finito.
Ad un anno dalla chiusura del libro, il suo sguardo aperto ha intercettato e riconosciuto, come sistemi di restituzione alternativi alla rappresentazione, operazioni artistiche come quella del progetto trans-disciplinare Cluster. A Symphony of Data, per costruire un’immagine esperienziale di cosa significhi abitare questa dimensione quantistica. Si tratta di un’installazione ed esperienza immersive, culmine di una ricerca durata più di un anno a partire dai dati delle collisioni di particelle dell’esperimento ATLAS del CERN: i dati interpretati dagli scienziati attraverso linguaggi astratti di natura matematica, probabilistica e statistica sono stati tradotti in forme visive e uditive, offrendo la sensazione di vedere e sentire il bosone di Higgs e di comprenderne intuitivamente il ruolo fondamentale nella formazione del cosmo. Franco Speroni l’ha definita come «un’operazione di trasduzione che trasforma in segnali estetici, ovvero percepibili dai nostri sensi, come si crea la massa a livello subatomico, allargando così la percezione e quindi il senso del reale in direzione postantropocentrica». Questo ha significato anche collocarsi in una posizione interna alle cose, sentirsi parte di un momento infinitesimale di una dimensione potenziale. È lo stesso Speroni che nella lettura del libro di de Kerkchove ha sottolineato una questione importante, ovvero quella che, nella prima fase dell’analisi della crisi epistemica che si rifà anche al passaggio dall’alfabeto ad internet, formulato in suo saggio storico nel 2007 (Dall’alfabeto ad internet), « contrappone il ‘punto d’essere’ al ‘punto di vista’. Il ‘punto d’essere’ (proprio della cultura elettronica) non crea distanza tra soggetto ed oggetto, come accade nel ‘punto di vista’ tipico dell’uomo alfabetico, soprattutto di un processo di civilizzazione e di normalizzazione fondate sul dispositivo tecnoculturale del libro, sul quale si sono strutturati le nostre storie e i nostri criteri espositivi. Il ‘punto d’essere’ è immersivo e intra-agisce nello spazio-tempo della percezione, producendo fenomeni».
Di tutte le voci degli autori che hanno formato il suo pensiero e che in maniera ricorrente si fanno sentire lungo il percorso, Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), arriva proprio alla fine, a processo finito, quando l’autore ripercorre nell’epilogo questo suo processo di scrittura. De kerckhove ci rivela come Il fenomeno umano, che questo sacerdote, gesuita, scienziato, paleontologo, aveva scritto alla fine degli anni Trenta del XX secolo mentre si trovava in Cina (pubblicato postumo nel 1955) avesse segnato il suo pensiero sin dalla sua prima lettura, all’età di 18 anni, e lo porta oggi a concludere che «la coscienza è l’evoluzione che si rivolge su sé stessa per conoscere sé stessa- si rivela essere quindi più di una speculazione filosofica. Rimanda alla saggezza più pratica che ci sia: il riconoscimento del fatto che, prendendosi cura della coscienza, ci prendiamo cura del cosmo, e che prendendoci cura del cosmo, ci prendiamo cura della dimensione più profonda di noi stessi».
Ora è più chiaro come de Kerckhove, al di là di una lettura della situazione attuale, ci guidi verso la necessità di trovare un metodo per abitare e coesistere con questo cambio di paradigma. Se non possiamo ambire ad addestrare un’intelligenza artificiale con un bagaglio culturale tanto ampio quale è il suo, cerchiamo altre modalità che calzino la nostra ‘misura’. Soprattutto ci guida a ricercare, nell’indeterminatezza e nell’interconnessione del tutto, il ruolo dell’uomo che abbiamo perso di vista e che dobbiamo ritrovare nel suo ruolo e nella sua responsabilità di ‘cittadino planetario’.
¹ CLUSTER. Symphony of Data è un progetto di collaborazione tra Accademia di Belle Arti di Roma, stato realizzato nell’ambito del progetto europeo EAR – Enacting artistic Research con la ricerca scientifica del media artist Cristian Rizzuti, la guida teorica di Biagio Di Micco (Università degli Studi Roma Tre e INFN), la collaborazione di Riccardo Torresi (media artist) e Julian Alvarez (sound artist), gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma (Giovanni Pio Appoloni, Idea Carmosino, Federica Davide, Lidia De Nuzzo, Federico Tidei, Aurora Tittarelli), il dottorando Romano Orlandini (Università degli Studi Roma Tre e INFN) e il ricercatore Federico Montereali (INFN). Cfr. D. De Kerckhove, Cluster: Symphony of Data: espressione del dialogo tra arte e scienza, “mediaduemila”, 26 marzo 2026, https://www.media2000.it/cluster-symphony-of-data-espressione-del-dialogo-tra-arte-e-scienza/
² Speroni, Iconologia dell’invisibile. Il caso Cluster: Symphony of Data, “Operavivamagazine”, 2 luglio, 2026
³ Franco Speroni, Ibidem.
Derrick de Kerckhove, L’uomo Quantistico. Mente, società, democrazia: dove ci porterà la prossima rivoluzione digitale
Rai Scuola, 2025
immagini: (cover 1) D. de Kerckhove, ‘uomo quantistico. Mente, società, democrazia: dove ci porterà la prossima rivoluzione digitale?», copertina del libro. (2) CLUSTER. Symphony of Data. Installation view, Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Roma. ph Monkeys VIdeo Lab































