In occasione di Interference. The image is never just an image, mostra curata da Vertov Project – Francesca Leoni e Davide Mastrangelo – alla Fondazione Dino Zoli di Forlì nell’ambito di Ibrida Festival 2026 (17-20 settembre 2026), incontriamo, in una conversazione via e-mail, biarritzzz, giovane artista transmediale brasiliana la cui ricerca attraversa linguaggi digitali, memoria, spiritualità e cultura popolare.
Il lavoro è parte della mostra che riunisce dodici artiste internazionali attorno a un’idea di “interferenza” intesa non come errore o disturbo da eliminare, ma come possibilità di deviazione, trasformazione e apertura verso l’imprevisto. Abbiamo chiesto a biarritzz come si inserisce il suo lavoro in questo piano di interferenza, tenendo conto della sua peculiare posizione di artista anti-disciplinare e della sua vita e cultura intrise di saperi ancestrali del Nordest brasiliano, la sua terra natale. Le chiediamo in che modo e con che spirito questo suo bagaglio culturale la guida nell’uso delle tecnologie e al confine tra cosmologie precoloniali e mondo iper tecnologizzato.

Elena Giulia Rossi: Nelle intenzioni dei curatori Francesca Leoni e Davide Mastrangelo, la mostra esplora ciò che ereditiamo, ciò che dimentichiamo e ciò che costruiamo insieme alle tecnologie in cui viviamo, concependo il digitale non semplicemente come uno strumento, ma come un ambiente, un linguaggio e una possibilità critica. Nel tuo lavoro, cosa significa “abitare” una tecnologia? E in che misura ciò che ereditiamo — culturalmente, simbolicamente, ancestralmente — influenza il modo in cui abitiamo il digitale?
biarritzz: Nella nostra vita quotidiana abitiamo diverse tecnologie, e questo non significa solo le tecnologie digitali o elettroniche. Viviamo all’interno delle nostre diverse visioni del mondo e cosmologie; anche queste sono tecnologie di incontro o di disaccordo. Ciò significa che il digitale racchiude molte altre tecnologie all’interno dei suoi meccanismi, delle sue piattaforme e delle sue tecniche di comunicazione. C’è sempre qualcosa di molto tradizionale in tutto ciò che fa la vita umana, anche quando è interamente ricoperto dal “nuovo”. Il che significa che la macchina è, in fin dei conti, molto, molto umana. Eppure, non lo sarà mai. Abiteremo sempre il digitale come esseri umani, e l’umanità, nelle sue molteplici sfaccettature, deve essere una priorità, perché è tutto ciò che abbiamo.
In che modo “Cápsula de Respirar”, l’opera attualmente in mostra alla mostra “Interferenze”, si inserisce in questa idea? E cosa significa per te l’impiego della tecnologia
Quest’opera racconta di un fiume tinto di rosa da una sostanza tossica proveniente dall’industria dei jeans. Questo fiume (il Capibaribe) parla poi come un’entità, come un essere dalla forma umana, per recitare la sua poesia. Dare una forma umana agli elementi della natura è un meccanismo che molti popoli tradizionali utilizzano per relazionarsi con essi. Un fiume e una foresta sono più umani di noi perché sono qui prima di noi, quindi noi proveniamo da loro. Utilizziamo la tecnologia a nostra disposizione per raccontare tutto questo. La mia estetica è una conseguenza di ciò che mi circonda ed è per questo che il digitale è così presente: sono gli strumenti che ho a disposizione.

Sei nata a Fortaleza e ora vivi a Salvador, due luoghi molto diversi ma entrambi segnati da storie indigene, africane, coloniali e della diaspora. In che misura questi territori influenzano il tuo modo di concepire e utilizzare la tecnologia?
Crescere e vivere nel Nordest brasiliano, considerato anche la regione più povera del Paese, significa paradossalmente essere a contatto con la cultura, la musica, la danza e le manifestazioni tradizionali più ricche, di diverse origini indigene e africane. Il corpo, la collettività e la spontaneità sono elementi fondamentali alla base di ciò che viene creato poeticamente e artisticamente in queste manifestazioni. Sto cercando di comprendere in che modo queste espressioni influenzino il nostro rapporto con il digitale e il corpo nei contesti virtuali. E questo processo mi sta portando a studiare in modo più approfondito il meme brasiliano, che influenza molti dei miei lavori.

Nella tua biografia affermi di adottare magia e risoluzione low-tech come contro-narrazioni per orientarti nell’attuale «disputa cosmologica sulle realtà». Cosa significa questo per te?
Indago la bassa risoluzione come contro-narrazione allo scenario globale attuale, in cui esiste una disputa tra immagini, tra ciò che sembra più reale, su quali apparecchiature e fotocamere catturino la risoluzione più alta; si tratta di un’industria crudele, alimentata da minerali estratti attraverso guerre e carenze, sia in Congo che a Minas Gerais, in Brasile. Quindi la bassa risoluzione può anche essere intesa come un discorso che rifiuta questa industria e la cultura dell’obsolescenza che essa mira a diffondere. La magia si manifesta come pratica di comunicazione antecedente alle apparecchiature digitali. Nello specifico, nelle spiritualità precoloniali. Entrambe sono strumenti in grado di ridefinire visioni del mondo basate sullo sfruttamento e sulla scarsità delle risorse naturali.
biarritzzz (1994, Fortaleza; vive e lavora a Salvador, in Brasile) è un’artista transmediale anti-disiplinare che indaga linguaggi, codici e media. Ritiene che la magia e la bassa risoluzione siano importanti contro-narrazioni per affrontare l’attuale disputa cosmologica sulle realtà. La sua pratica si concentra sulla ricerca volta a smantellare formati, generi e aspettative, nonché sullo sviluppo dei progetti di ricerca “Meme Pedagogics” e “Countermodern Antifuturisms” come strumenti poetici e politici. Ha partecipato a mostre presso la Biennale del Mercosul 2025, il Museu de Arte do Rio (MAR), il MASP, il Museu do Amanhã, la Kunsthall Trondheim, lo State Of Concept di Atene, la Fondazione Delfina, Pivô Arte e Pesquisa, la A.I.R Gallery, il Centro Cultural São Paulo, la Biennale The Wrong, FILE, The Shed NY, il MAM SP, tra gli altri. Le sue opere fanno parte delle collezioni di Rhizome Artbase (New Museum), KADIST Foundation, Museu Nacional da República e Instituto Moreira Salles. È stata candidata al Premio Pipa nel 2023 e nel 2024. Attualmente è candidata al K21 Global Art Award 2026.
Capsula de Respirar di biarritzzz è parte della collettiva Interference. The image is never just an image, a cura di Vertov Project (Francesca Leoni, Davide Mastrangelo), Fondazione Dino Zoli, Forlì, 1.09–11.10.2026. Visitate qui il sito per gli orari della mostra (gratuita)
Sul sito anche il programma aggiornato degli eventi di Ibrida Festival dal 17 al 20 settembre 2026
La mostra è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura e dall’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Forlì, dalla Regione Emilia-Romagna e dalla Fondazione Cassa dei Risparmi. È sostenuta dalle BCC di Ravenna, Forlì e Imola e da Romagna Iniziative. Con opere di: Chiara Passa, Rä di Martino, Rebecca Merlic, Anaisa Franco, Elena Bellantoni, Francesca Grilli, Giuliana Cunéaz, Debora Hirsch, Kika Nicolela, Aline Motta, biarritzzz e Özge Samancı.
immagini: (cover 1) biarritzzz, ritratto, foto: Yaraçá Silva (2-4) biarritzzz, «Capsula de Respirar (Breath Pod)», 2023, fermo immagine da video






























