Il 9 settembre 2026, all’Auditorium Conciliazione, Caterina Barbieri, Christian Marclay e l’orchestra ONCEIM hanno inaugurato la quarantunesima edizione del Romaeuropa Festival con una serata articolata in tre momenti: Constellation di Christian Marclay, eseguita da ONCEIM, Non puoi contare l’infinito e infine Caterina Barbieri Live -50’ for electronics, vocal Ensemble and brass.
Caterina Barbieri usa la musica per piegare il tempo e lo spazio intorno a sé, scriveva un critico di Pitchfork nel 2019[1], reagendo così a uno dei progetti della compositrice e offrendo una chiave interpretativa che oggi, dopo questa performance, acquista un nuovo significato. Un organismo vivente dello spettacolo unisce gli elementi sparpagliati, forse non evidenti per uno spettatore, in un’affermazione solida, una visione musicale e alterata della coscienz
La prima parte, quella orchestrale, è costruita sulla contrapposizione: tensioni, dissonanze e improvvise aperture impediscono all’ascolto di stabilizzarsi. Constellation di Christian Marclay tratta l’improvvisazione come un fenomeno quasi fisico, fatto di ascolto reciproco, variazioni e impercettibili spostamenti. Sul palco convivono il respiro, il battito del cuore, il rumore dei corpi e il caos degli strumenti. Non restano semplici elementi accessori della performance, ma diventano parte attiva della composizione, includendo progressivamente anche la sala nel racconto. L’orchestra smette così di essere un organismo prevedibile poiché non si limita più a seguire le indicazioni del maestro o del foglio pentagrammato, ma costruisce un secondo livello narrativo, vicino alla logica della performance artistica, i cui tratti si rivelano con il proseguire dell’evento.
La seconda parte, costituita dalla nuova composizione di Caterina Barbieri, continua questa costruzione organica. Se Bruma e Non puoi contare l’infinito sembrano richiedere allo spettatore di inspirare e trattenere il respiro, il successivo Caterina Barbieri Live sembra invece lasciarlo andare. Mentre l’ambiente rimane immerso in una luce soffusa, attraversata dalle fonti luminose che si rifrangono nella nebbia, la postazione della compositrice resta il principale punto di attenzione. Poco dopo, il suono investe la sala con una forza quasi fisica. L’esperienza che offre Barbieri non è mai omogenea, in quanto acquisisce le sembianze di un’installazione sonora. In quel momento, la compositrice non chiede soltanto di ascoltare, ma invita a fruire di un lavoro multisensoriale.

Infatti, la logica e il discorso dell’esibizione che si è tenuta all’Auditorium Conciliazione non sono immediati dal punto di vista di uno spettacolo filarmonico. La sua interpretazione può essere letta anche attraverso la lente dell’arte contemporanea: un’esperienza nella quale le diverse componenti contribuiscono insieme alla costruzione di una percezione. Per cogliere il senso della doppia première di Caterina Barbieri e dell’orchestra ONCEIM, bisogna continuare a leggere l’esibizione come un organismo vivente, stratificato e polifunzionale. Il Romaeuropa Festival rende possibile questo slittamento di prospettiva, lasciando che la musica si trasformi in spazio, presenza e materia.
Il suono, in questo caso, diventa lo spazio e altresì lo abita, accompagnando lo spettatore attraverso diversi stati di trance. Non passa mai al secondo o al terzo piano, ma ne diventa piuttosto il contenitore, l’involucro che include tutti gli altri elementi e li restituisce allo spettatore.






























