Una serie di opere inedite del duo che da oltre venticinque anni indaga con lucidità e ironia le trasformazioni della cultura digitale, affronta uno dei temi centrali del nostro presente: il modo con cui algoritmi e piattaforme digitali modellano emozioni, comportamenti e immaginari collettivi.
Dalle provocazioni della net art degli esordi negli anni ’90, ai progetti che hanno messo in discussione identità, sorveglianza, lavoro invisibile e infrastrutture della rete, la loro pratica ha costantemente anticipato questioni oggi diventate centrali. Con Life Sharing rendevano radicalmente trasparente la vita privata online, No Fun interrogava la responsabilità dello spettatore nell’ambiente delle piattaforme, mentre lavori come Dark Content o BEFNOED portavano alla luce il lavoro nascosto della moderazione dei contenuti e la violenza sistemica che sostiene l’economia dei social network.
Con RAGE BAIT questa ricerca si confronta con la nuova ecologia dell’intelligenza artificiale generativa e dell’economia dell’attenzione. Il titolo stesso riprende l’espressione utilizzata online per indicare quei contenuti deliberatamente costruiti per suscitare indignazione e reazioni impulsive, trasformando la rabbia in valore economico attraverso gli algoritmi che regolano la visibilità delle piattaforme.
A Palazzo Franchetti gli eleganti ambienti cinquecenteschi sono attraversati da un paesaggio fatto di pavimenti tecnici, passerelle portacavi e strutture metalliche che richiamano l’architettura dei data center e delle server farm, rendendo visibili quelle infrastrutture che nascondono al loro interno lo scorrere dei contenuti che regolano le nostre vite.

All’ingresso il pubblico incontra Cursed Cat (in the Dataset) (2025), installazione in cui un modello linguistico è stato addestrato esclusivamente sulle immagini di un singolo gatto di peluche nero, destinato a trasformarsi in una sorta di nuovo mito dell’intelligenza artificiale. Ripreso continuamente da un braccio robotico insieme ai visitatori, il personaggio genera senza sosta nuove immagini che vengono reimmesse online con l’obiettivo di contaminare i futuri dataset di addestramento. È un gesto ironico ma profondamente critico: alterare dall’interno la memoria visiva delle macchine, insinuando un “fantasma” destinato a riemergere nelle produzioni future dell’IA.
Il percorso prosegue con Are You Still There? (2025), una delle opere più disturbanti della mostra. Qui personaggi generati dall’intelligenza artificiale reinterpretano conversazioni autentiche provenienti da una linea telefonica di prevenzione del suicidio, successivamente utilizzate nei dataset di addestramento dei chatbot conversazionali. Il lavoro riattualizza il celebre “effetto ELIZA” individuato da Joseph Weizenbaum negli anni Sessanta, mostrando quanto facilmente continuiamo ad attribuire empatia e intenzionalità ai sistemi artificiali anche quando questi si limitano a rielaborare dati e linguaggio.

RAGE BAIT è una riflessione sulle nuove forme di relazione tra esseri umani, algoritmi e sistemi di produzione delle immagini. Attraverso ironia, inquietudine e una raffinata capacità di mettere in scena le contraddizioni del presente, gli artisti ci invitano ancora una volta a osservare criticamente ciò che accade dietro le interfacce apparentemente innocue che scandiscono la nostra quotidianità.

Per chi si trova a Venezia in questi giorni, è una delle occasioni più interessanti per confrontarsi con una ricerca artistica che da oltre due decenni continua a interrogare il rapporto tra esseri umani e tecnologie, anticipando molte delle domande che oggi attraversano il dibattito sull’intelligenza artificiale.
RAGE BAIT Eva & Franco Mattes, a cura di Nadim Samman & Luisa Haustein
Palazzo Franchetti, Venezia, fino al 30.06.2026
Con il supporto di Palazzo Bentivoglio, APALAZZOGALLERY, Massimo Giorgetti, e CTRL+Alt Museum.
immagini (tutte): RAGE BAIT by Eva & Franco Mattes presentato da Autotelic Foundation, panoramica d’installazione, foto di Melania Dalle Grave per DSL Studio






























