In mostra alla DAM Gallery di Berlino, fino al 1° agosto, è presentata una selezione di opere provenienti dal fondo di Vera Molnar: disegni realizzati con il plotter, serigrafie, stampe artistiche e opere su tela, esposte per la prima volta nella capitale tedesca. Il percorso è arricchito da documenti personali e dalla prima edizione dei suoi taccuini, Journaux intimes 1976–2003, raccolti su CD-ROM, che restituiscono con straordinaria chiarezza il carattere sperimentale del suo metodo di lavoro e il continuo dialogo tra riflessione teorica e pratica artistica.
Il titolo della mostra riprende un opuscolo pubblicato nel 1981 dall’Ospedale Universitario di Steglitz, a Berlino, nell’ambito del progetto Art in the Hospital, organizzato da Herbert W. Franke, figura centrale nella diffusione della computer art europea. In quell’occasione Molnar scriveva: «Utilizzo il computer per combinare le forme, nella speranza che questo strumento mi consenta di prendere le distanze dai processi di apprendimento, dal patrimonio culturale e da tutto ciò che mi circonda – in breve, dagli aspetti sociali che dobbiamo considerare come la nostra seconda natura. Grazie alle sue elevate capacità combinatorie, il computer favorisce la ricerca sistematica nel regno delle possibilità visive, aiuta il pittore a liberarsi dai “ready-made” culturali e a trovare combinazioni di forme mai viste prima, né in natura né in un museo; aiuta a immaginare “immagini inimmaginabili”.»
Queste parole risultano oggi sorprendentemente attuali perché descrivono una concezione del computer che anticipa il funzionamento stesso dei sistemi generativi contemporanei. Per Molnar era uno strumento per estendere lo spazio del possibile. Attraverso procedure algoritmiche, variazioni minime e regole combinatorie, l’artista trasformava il codice in un dispositivo di esplorazione, facendo emergere configurazioni impreviste che nessun processo puramente intuitivo avrebbe potuto produrre. La celebre idea della machine imaginaire, elaborata già alla fine degli anni Cinquanta, costituisce una delle prime formulazioni di un pensiero computazionale applicato all’arte: prima ancora di avere accesso ai computer, Molnar immaginava infatti di eseguire mentalmente sequenze di istruzioni e trasformazioni sistematiche, anticipando quella logica algoritmica oggi alla base delle pratiche di intelligenza artificiale generativa.
(dal comunicato stampa)
Vera Molnar, Unimaginable Images, DAM Gallery, Berlino, 02.05 – 01.08.2026
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