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Home News Focus

«Viaggio al termine della parola»

Antonello Tolve by Antonello Tolve
12/05/2014
in Focus
«Viaggio al termine della parola»

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Una interazione tra arte e letteratura, un confronto continuo tra due sistemi simbolici, tra segno e scrittura, tra le particolarità grafiche della parola e le trame di un paesaggio iconico in continuo divenire. Ma anche una serie di preziose corrispondenze biunivoche che intrecciano l’aspetto verbale e quello figurale all’interno di un programma in cui le esperienze sinestetiche pongono l’immagine come parola e, viceversa, la parola come immagine[1].

Nell’ottica di una rassegna su un ambiente estetico che muove dal vocabolo per volgere lo sguardo al di là dei recinti del linguaggio poetico, il Viaggio al termine della parola si pone come un collegamento, come un ponte tra immagine e concento determinato dalla scelta di associare all’interno di uno stesso discorso la visualizzazione della parola e la trasparenza (o la pastosità) del segno. Tema e filo conduttore della mostra è, difatti, lo sconfinamento, la combinazione, la pluralità, la scelta multidisciplinare, l’invasione, la contaminazione, lo scavo nel sottosuolo del linguaggio[2], tra scrittura e formule espressive del contemporaneo.

L’arte è una parola ha suggerito Ben Vautier in un lavoro (in un aforisma impresso con un acrilico color giallo limone su una piccola tela nera) del 2007. Una parola che sconfina appunto, che si aggrappa a se stessa e si apre ad una pluralità linguistica di natura «transemiotica»[3].

La mostra pone l’accento, così, su un clima culturale che accorcia le distanze tra codici differenti per porsi al limite, sulla soglia dell’arte, sul precipizio di una parola che si fa spazio totale[4] e investe, con la sua leggerezza sonora e grafica, i vari brani della creatività. Fino a evidenziare una compenetrazione tra parlare e scrivere che «non si ferma di fronte ai confini artificiali» ma «supera agevolmente i vari limiti grafici di scrittura, non arretra cioè di fronte al compito di snocciolare l’atto di scrittura davanti agli occhi di tutti, passando disinvoltamente dalla tipografia alla chirografia (all’oralità)»[5].

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Attraverso otto voci (Tomaso Binga, Maria Adele Del Vecchio, Adelita Husni-Bey, Maria Lai, Magdalo Mussio, Damir Očko, Lamberto Pignotti e Lina Selander) che si appropriano di strumenti transemiotici e guardano da un’altezza nuova i venti dell’avanguardia storica[6], Viaggio al termine della parola propone una doppia scena, un doppio disegno atmosferico che parte dalla seconda degli anni Cinquanta del Novecento e arriva al secondo decennio del XXI secolo per mostrare alcune continuità (e alcune discontinuità) riflessive sull’autonomia del rapporto che intercorre tra le ampie parabole dello spazio figurale (quello del gesto, del segno) e la dimensione fonocentrica. Si tratta di un doppio raggio d’azione che non solo vuole promuovere recuperi e riscatti, o segnalare «lo strenuo sforzo di concentrazione compiuto dalle parole per aderire alle immagini»[7], ma anche, e soprattutto, viaggiare oltre la soglia della letteratura, tra gli archetipi imminenti del silenzio poetico[8].

Caratterizzato da alcuni nomi storici della poesia visiva e del processo di desemantizzazione analitica della parola, il primo momento della mostra propone, attraverso il dattilocodice di Tomaso Binga, il libro cucito di Maria Lai, la sovrascrittura tipografica di Magdalo Mussio e la vivace transmedialità di Lamberto Pignotti, quattro punti cardinali di un fascicolo estetico che attraversa le esperienze verbovisive riprese attorno alla seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento. Quasi a censire un orizzonte riflessivo che muove dal legame osmotico con «i prodotti dei mass media (giornali, rotocalchi, pubblicità, ecc.)», con le diverse espressioni dell’aspetto iconico che dominano «quello grafico-tipografico»[9] e con una dimensione dell’arte come scrittura «che si accampa nello spazio plastico-figurale seguendo anche un altro cammino, che scende al di sotto della linea della comunicazione, spostandosi da uno spazio post-linguistico ad uno spazio pre-linguistico»[10], le quattro proairesi – tra collage, scrittura manuale, utilizzo della macchina da scrivere, della tipografia, del fumetto, della trasmissione televisiva, del cinema  e, in genere, dei vari mezzi di comunicazione di massa – costituiscono il nucleo luminoso di un piano polisemico e (in molti casi) sinestèṡico[11], di un’avventura culturale unica e preziosa.

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Accanto a questa campionatura che mostra appunto quattro piste ben precise, quattro capitribù, quattro luci che operano interartisticamente[12], i nomi di Maria Adele Del Vecchio, Adelita Husni-Bey, Damir Očko e Lina Selander, rappresentano una seconda fase caratterizzata da temperature creative contemporanee che giocano, oggi, con una doppia genesi dell’arte, con una «mancanza del concetto della divisione» (Brandi)[13] o, lo ha suggerito Filiberto Menna lettore di Lyotard[14], con lo spazio specifico del testo e quello della figura[15]. Ma anche, e soprattutto, con una potente interazione plusverbale che dimostra come al tempo d’oggi alcuni brani dell’arte si muovano ancora (con tecniche e materiali differenti) tra le eterogeneità della comunicazione planetaria e continuino a sviluppare un instancabile, massiccio, elegante lavoro di convergenza interdisciplinare.


Viaggio al Termine della parola, a cura di Antonello Tolve, Galleria Tiziana di Caro, Salerno, 17.05 – 01.08.2014

[nggallery id=28]


[1] L. Pignotti, S. Stefanelli, La scrittura verbo-visiva. Le avanguardie del Novecento tra parola e immagine, Espresso Strumenti, Roma 1980.
[2] F. Menna, Nel sottosuolo del linguaggio tra scrittura e pittura, in F. Gallo, F. Menna, a cura di, Sottosuolo del linguaggio – Scrittura Pittura Scultura, cat. della mostra tenuta a Bagheria, negli spazi della Galleria Ezio Pagano, dal 10 al 27 maggio 1989, I tascabili dell’Arte / Circumnavigazione IV, Ezio Pagano / Centro Voltaire, Bagheria-Catania 1989.
[3] F. Menna, La linea analitica dell’arte moderna. Le figure e le icone, Einaudi, Torino 1975.
[4] A. Bonito Oliva, La parola totale, in Id., a cura di, La parola totale. Una tradizione futurista 1909-1986, cat. della mostra tenuta a Modena, negli spazi della Galleria Fonte d’Abisso, dal 10 maggio al 5 luglio 1986, Galleria Fonte d’Abisso Edizioni, Modena 1986.
[5] Cfr. R. Barilli, Parlare e Scrivere, Altro / La Nuova Foglio Editrice, Pollenza-Macerata 1977, p. 15.
[6] Un’ampia e puntuale analisi sulla parola nell’arte delle avanguardie storiche è stata offerta al Mart di Rovereto in occasione della mostra La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia nel ‘900. Dal futurismo a oggi attraverso le collezioni del Mart, tenuta negli spazi del Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto dal 10 novembre 2007 al 6 aprile 2008. Si veda G. Belli, a cura di, La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia nel ‘900. Dal futurismo a oggi attraverso le collezioni del Mart, cat., Skira, Ginevra-Milano 2007, pp. 45-229.
[7] F. Menna, le parole e le immagini, in cat. della mostra «narrative art», Cannaviello Studio d’Arte, Roma | novembre 1974, s.p. Si veda anche il cat. della mostra «narrative art», a cura di A. Bonito Oliva e F. Menna, Cannaviello Studio d’Arte, Roma | ottobre 1975.
[8] Per tali questioni si veda E. Zolla, Archetypes, Allen § Unwin, Londra 1981 e Harcourt Brace Jovanovich, New York 1981, trad. it. Archetipi, Marsilio, Venezia 1988, in particolare il primo paragrafo del capitolo Poesia archetipale, dedicato al silenzio come matrice stessa della poesia, pp. 118-119.
[9] G. Dorfles, intervento senza titolo, in G. Dorfles, V. Fafone, F. Menna, E. Migliorini, L. Ori, a cura di, La Poesia Visiva (1963-1979), cat. della mostra tenuta a Firenze negli spazi di Palazzo Vecchio, dal 15 dicembre 1979 al 12 gennaio 1980, Vallecchi, Firenze 1979, p. 15. Sul rapporto tra la scrittura e i mass media si veda almeno L. Pignotti, Scritture convergenti. Letteratura e mass media, Campanotto, Pasian di Prato 2005.
[10] F. Menna, intervento senza titolo, in G. Dorfles, V. Fafone, F. Menna, E. Migliorini, L. Ori, a cura di, La Poesia Visiva (1963-1979), cit., p. 21.
[11] Cfr. L. Pignotti, I sensi delle arti. Sinestesie e interazioni estetiche, Dedalo, Bari 1993.
[12] L. Pignotti, S. Stefanelli, La scrittura verbo-visiva, cit., p. 169.
[13] C. Brandi, Segno e Immagine, Il Saggiatore, Milano 1960. Ora anche nelle edizioni Aesthetica, Palermo 1996, p. 35.
[14] Cfr. J.-F. Lyotard, Discours, figure, Klincksieck, Paris 1971.
[15] F. Menna, Pittura scrittura pittura, in F. Menna, F. Abbate, M. D’Ambrosio, a cura di, Pittura Scrittura Pittura, cat. della mostra itinerante tenuta negli spazi della galleria La Salerniana di Erice (agosto-settembre 1987), negli spazi della Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Suzzara (ottobre-novembre 1987), negli spazi del Centro Culturale Bellora di Milano (dicembre 1987 – gennaio 1988) e negli spazi del Centro di Cultura Ausoni di Roma (febbraio-marzo 1988), Mazzotta, Milano 1987, p. 10. Per tali questioni si veda anche F. Menna, I. Mussa, L. Pignotti, a cura di, La scrittura, cat. (con l’aggiunta egli interventi critici di R. Barilli e E. Migliorini) della mostra itinerante tenuta nel 1976 negli spazi della Galleria Seconda Scala di Roma (aprile-maggio), negli spazi dello Studio Sant’Andrea di Milano (giugno-luglio) e negli spazi di Unimedia di Genova (settembre-ottobre), Tilligraf, Roma 1976.

 
immagini
(1 cover) Lamberto Pignotti – Flash Poem, 2000. collage 25 x 35 cm. – Courtesy l’artista e Galleria Tiziana Di Caro, Salerno (2) Magdalo Mussio – Senza titolo, 1990. tecnica mista su tavola, 67 x 51 cm dettaglio, courtesy Galleria Il Falconiere, Ancona. (3) Maria Lai – Diario n. 2, 1980. tela, carta, filo di cotone, courtesy Studio Stefania Miscetti, Roma. (4) Lina Selander – When the Sun Sets It’s All Red, Then It Disappears, 2008. video 9’15” ed. 5, courtesy l’artista e Galleria Tiziana Di Caro, Salerno.

Tags: Adelita Husni-BeyarsartBen VautierDamir OčkoLamberto PignottiLina SelanderliteratureMagdalo MussioMaria Adele Del VecchioMaria LaiTomaso Bingawork
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