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Home News Interview

Arte transgenica. Intervista di Mario Savini a Yiannis Melanitis

Mario Savini by Mario Savini
03/04/2017
in Interview
Arte transgenica. Intervista di Mario Savini a Yiannis Melanitis
Yannis Melanitis (Atene, 1967), è un artista indipendente e professore associato presso la Athens School of Fine Arts. Melanitis è autore di una farfalla umanizzata realizzata con la collaborazione tecnica di atoamatia Matina Papagiannarou (MSc Molecular/ Universitätsklinikum Mannheim). Il gene dell’artista è stato inserito nel genoma di una farfalla con cui condivide lo stesso nome, Leda Melanitis (della specie Common Evening Brown appartenente al gruppo: Melanitini, Linnaeus 1758). Arshake è lieta di rilanciare, tradotta in italiano, l’intervista rilasciata da Yannis Melanitis a Mario Savini poco prima della realizzazione di Leda e pubblicata sulla sua piattaforma postinterface il 3 agosto 2016.

Mario Savini: Cos’è “Melanitis Leda”?

Il progetto ha l’obiettivo di clonare la farfalla Leda Melanitis utilizzando uno dei miei geni ed esprimendo questo gene umano nella farfalla. Una farfalla transgenica unica, la Melanitis-Melanitis Leda sarà un mediatore organico tra arte, biocode e linguaggio. I due “soggetti”, io e la farfalla Leda condividiamo lo stesso nome – entrambi abbiamo il bisogno di esprimere una proteina identica, che darà lo stesso forte fenotipo visivamente percepibile.

In che cosa consiste precisamente il progetto?

Tre fasi compongono questo processo. Essenzialmente, la precisa definizione del concetto ontologico di scambi d’informazioni che porta alla concettualizzazione della vita e all’utilizzo del biocode come un’opera d’arte. Segue quindi il processo biotecnologico delle manipolazioni genetiche condotto in laboratorio e infine la riproduzione dei ceppi durante la loro nuova vita.

Perché vuoi creare una nuova forma di vita?

Essenzialmente, ogni vita è nuova, nel senso che la vita non è solo il risultato di un processo di decodifica espresso all’interno di uno status quo ambientale, ma si riferisce agli infiniti scambi d’informazioni di questo materiale genetico con l’ambiente. Nel mio modus operandi artistico, l’informazione predomina su ogni cosa ed è impossibile da negare.
Potremmo definire “identici” due organismi che hanno un genoma duplicato, ma questa è una formalizzazione metodologica. L’attribuzione ontologica la rifugge. Gli organismi esaminati in laboratorio non condividono mai dinamiche identiche come i loro cloni ambientali. Precisamente, riducendo il range spaziale, il loro potenziale di scambio d’informazioni viene rimosso e gli organismi tendono a esprimersi all’interno di un quadro ristretto. La vita non è solo il potenziale genetico ma anche quanto riesce ad aprirsi al mondo… Creare una nuova forma di vita dopo la ri-formalizzazione del genoma della farfalla è semplicemente il risultato del processo artistico basato su di un mix di informazioni. Mescolare le informazioni genetiche contenute nell’uomo Ioannis Melanitis con la Leda Melanitis, significa per la farfalla, stabilire una qualche identità umana. Tuttavia, la vita non è mai nuova, la vita è il prodotto di un acuto bricoleur, che si tratti dell’uomo o della stessa natura, che utilizza vecchi materiali in una nuova classificazione.

Dove vivrà “Leda” dopo la sua nascita?

Tutti gli animali transgenici sono allevati in ambienti ristretti (in vitro), al fine di condurre ulteriori ricerche sullo sviluppo e sulla crescita delle specie embrionali transgeniche. Successivamente un esperto potrebbe congelare le uova allo scopo di rigenerare la farfalla transgenica, il che consente di evitare il lungo processo di clonazione e transgenesi.

Ma aspetto ancora più importante, cosa rappresenterà questa farfalla umanizzata?

Una farfalla umanizzata è l’implementazione, come ogni altra forma di vita, di un codice unico espresso in un’immagine unica. È un capriccio artistico ma di grande valore, in quanto incorpora anche la vita e il “testo” secondo una modalità che diventerà presto una pratica comune. 
Il titolo di un quotidiano oggi riporta la seguente notizia (22/07/16): “Gli scienziati cinesi il prossimo mese diventeranno i primi al mondo ad iniettare negli individui cellule modificate utilizzando la tecnologia del genome editing nell’ambito di un rivoluzionario trial clinico.” Modificazioni di questo tipo non sono pronostici ma prefabbricazioni per pratiche industriali, sono ben lontane da qualsiasi interesse di “pura” esplorazione scientifica. Queste conoscenze info-biotecnologiche non dovrebbero essere uno strumento detenuto esclusivamente dallo Stato…. La progettazione di un nuovo codice è l’atteggiamento critico chiave di ogni artista moderno. 
In una recente intervista con un’analisi più dettagliata di questi temi, parlo del mio interesse per il codice e le informazioni: “Aggiungendo informazioni al nucleo del mondo naturale siamo di fronte a una procedura di concettualizzazione della vita”.

Quanto tempo ci vuole per sviluppare un progetto simile? Quante persone e istituzioni sono coinvolte?

Almeno dai sei mesi a un anno, dipende dalle difficoltà che potrebbero sorgere durante il processo di clonazione e transgenesi condotto da un team qualificato: uno scienziato per la genetica molecolare e la genotipizzazione (screening) e uno per la transgenesi. In progetti nuovi come questo sorgono sempre alcuni tecnicismi.

Quali sono i problemi legali che si incontrano nella realizzazione di questo lavoro artistico?

Essenzialmente, gli strascichi e le mistificazioni di un’idea così “semplice”, portare un gene in un animale che accade abbia il tuo stesso nome, sono innumerevoli. Con il passare del tempo, le risposte alle azioni legali causate dalla biotecnologia potrebbero variare. Un artista offre risposte diverse da quelle di un biologo. Stranamente, i biologi, come conferma Matina Papagiannarou, “possono lavorare tra le specie a condizione che queste non siano sottoposte a sofferenza e dolore. In tale caso deve essere immediatamente disposta l’eutanasia”. Durante il progetto Leda Melanitis, potrebbe essere permesso l’incrocio ibrido tra le farfalle fino all’estinzione, sebbene le pratiche bio etiche condotte in laboratorio non prevedano norme severe per l’eutanasia di animali diversi dai mammiferi. Poiché il termine eutanasia contiene in sé l’auto-paradosso della morte, non esiste nessuna morte che sia “appropriata” qualora originata da una causa esterna…


L’intervista è stata originariamente pubblicata su postinterface il 3 agosto, 2016 (titolo originale: Transgenic art. Leda Melanitis Butterfly. Mario Savini’s Interview with Yiannis Melanitis). Postinterface è una piattaforma che prosegue la visione sulla post interface culture dal teorico Mario Savini lanciata con il suo libro omonimo pubblicato dalla casa editrice PLUS (Pisa, 2009) con una copertina che, attraverso un QR code accede direttamente alla piattaforma.

Il saggio“A transgenic butterfly named Leda Melanitis or Art at the Threshold of Ontogenesis” di  Ioannis Melanitis è ora disponibile come parte della nuova pubblicazione antologica: Assimina Kaniari (a cura di), “Institutional Critique to Hospitality:Bio Art Practice Now A Critical Anthology“, 2017

 immagini (cover 1, 2, 3): Yiannis Melanitis: Transgenic Leda Melanitis,first breed,  2016, all rights reserved/Leda close up photo by Y. Melanitis 2016 (4, 5 ,6,7) Yiannis Melanitis – Transgenic Leda Melanitis , (lab process by M. Papagiannarou).

 

 

Tags: arsarshakeartbioartbiologyinterviewLedaMario SavinisciencetransgenicYannis Melanitis
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