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Home News Focus

JODI: Variable Art for the ZX Spectrum

Laura Leuzzi by Laura Leuzzi
04/10/2016
in Focus
JODI: Variable Art for the ZX Spectrum

  1 . JSW011

Nell’agosto 2016 il NEoN Festival e il Centrespace (Visual Research Centre, Duncan of Jordanstone College of Art and Design, University of Dundee) hanno presentato JODI: Variable Art for the ZX Spectrum, una mostra del famoso collettivo JODI, un duo di artisti di Net Art di origine olandese (conosciuti anche come Jodi.org, Joan Heemskerk e Dirk Paesmans), premiati nel 2014 con il Prix Net Art. Pionieri di Internet e Game Art, Jodi ha portato avanti questo tipo di sperimentazioni creative sin dai primi anni Novanta. La mostra è stata curata da Karin de Wild, curatrice e dottoranda presso il DJCAD.

 La mostra presentava due opere di JODI con cui il duo ha esplorato e sperimentato le possibilità dello ZX Spectrum, un personal computer 8-bit prodotto all’inizio degli anni Ottanta dall’azienda inglese Sinclair. L’esposizione comprendeva opere basate sul linguaggio di programmazione BASIC e le versioni di JODI di “Jet Set Willy” (2002- ). JODI ha creato versioni differenti di uno dei videogiochi più popolari dello ZX Spectrum, in un processo – quello delle modifiche, basato sull’approccio del “Fai da Te” – che è stato integrato nella cultura dei videogame sin dai suoi albori e che era particolarmente evidente negli anni Ottanta. Decostruiti nei rispettivi elementi, i giochi mostrano le loro aporie e paradossi, non senza ironia e critica sociale e politica.

 Il pubblico è stato inoltre invitato a partecipare alla genesi di un’opera inserendo parti di codice in Programs written in BASIC©1982 (1983). Oltre al fascino di un codice obsoleto, all’epoca uno dei più facili da usare, l’aspetto partecipativo dell’opera d’arte – le cui origini sono riconducibili alla storia delle arti visive del XX secolo con movimenti che includono Situazionismo, Happening, Fluxus e Arte Concettuale – porta anche a una riflessione politica. JODI sembra infatti stimolare nel pubblico una maggiore consapevolezza sull’influenza della tecnologia e sulla sua funzionalità. Rivelando i codici (anche quelli sbagliati – come in All Wrongs Reversed©1982, 2004), JODI sembra voler sottintendere che vi sia un intero mondo oltre le tecnologie che usiamo ogni giorno e che gran parte delle persone subisce da consumatori passivi.

Fig-2-s

Nella mostra di JODI presso il Centrespace, le opere d’arte sono state declinate e presentate in diverse variazioni e versioni, tra cui video e mappe, accompagnate da materiali di archivio, attrezzature e cimeli che consentono allo spettatore di comprendere appieno il processo creativo, l’approccio degli artisti verso la tecnologia e la filosofia, nonché il contesto in cui questi sono nati. L’opera d’arte, ben lontana dall’essere un oggetto, è un processo di ricerca e questa mostra contribuisce in modo efficace e intelligente al dibattito sulla conservazione delle opere multimediali per le quali i concetti tradizionali di restauro necessitano di un’implementazione. Le creazioni artistiche di JODI appaiono in una costante trasformazione ed evoluzione, libere di adattarsi a diverse tecnologie e media, per essere riprese e sviluppate in forme diverse. Sembrano intessere un dialogo costante con la tecnologia, lo spettatore, le comunità delle arti visive nonché con quella dei geek (fanatici della tecnologia).

 Oltre l’evidente valore della mostra sotto il profilo dell’arte visiva, JODI: Variable Art for the ZX Spectrum ci ricorda anche un momento di particolare importanza nella storia della città di Dundee. Lo ZX Spectrum, infatti, veniva assemblato a Dundee e grazie ad esso la città divenne in seguito un importante centro dell’industria dei videogame. Da allora lo sviluppo dei videogiochi ha continuato a crescere anche attraverso i corsi offerti dalle Università di Dundee e Abertay, che si trova nella stessa città scozzese.

Fig-3-s

 La mostra di JODI precede la prossima edizione del NEoN North East of North Festival. Fondato nel 2009, NEoN è un festival che si tiene ogni anno in inverno a Dundee portando in città un ricco cartellone di eventi, mostre e workshop, con lo scopo di promuovere la conoscenza e la sperimentazione creativa ispirata alla tecnologia e all’arte digitale. In una città come Dundee, a misura di pedone, NEoN e il suo programma di eventi – pensati per un pubblico eterogeneo di diversa età, offre la possibilità di esplorare nuovi posti e diverse sfaccettature della città.

 Il team di NEoN comprende un gruppo di brillanti curatori della città di Dundee e del resto della Scozia, tra cui Donna Holford-Lovell (direttrice e curatrice di Fleet Collective), Sarah Cook (Dundee Fellow, DJCAD, University of Dundee), Clare Brennan (docente presso la University of Abertay), Mark Daniels (Direttore di New Media Scotland e Alt-W).

La settima edizione del NEoN Festival (9-13 novembre 2016) sarà dedicata alla percezione degli ambienti che ci circondano (che includono lo spazio urbano fisico nonché lo spazio virtuale delle informazioni). Durante l’evento saranno presentate le opere di Aram Bartholl, Genetic Moo, Stanza, Monica Studer e Christoph van den Berg. La Centrespace Gallery, è parte del Visual Research Centre (Duncan of Jordanstone College of Art and Design) collocate nei piani inferiori del Dundee Contemporary Arts.


NEoN Festival, Scotland Digital Art Festival, Centrespace Gallery, Dundee, Scozia, 09 – 13.11.2016

immagini
(cover 1) JODI, Jet Set Willy Variations JSW011 (screenshot detail), 2002 (2) JODI, Jet Set Willy Variations, 2002, installation detail of ‘JODI: Variable Art for the ZX Spectrum’ (2016), Dundee Contemporary Arts (Visual Research Centre), photo: Kathryn Rattray (3) JODI, All Wrongs Reversed © 1982, 2003, installation detail of ‘JODI: Variable Art for the ZX Spectrum (2016), Dundee Contemporary Arts (Visual Research Centre), photo: Kathryn Rattray
 
Tags: arsarshakeCentrespace GalleryClare BrennanDonna Holford-LovellDundeeexhibitionfestivalFleet CollectiveJodiLaura LeuzziMark Danielsneonnet artSarah Cook
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